"Stalkerato perché gay". La storia di Luca Paladini e dell'Italia vittima dei leoni da tastiera
Un omosessuale su quattro subisce di violenza omofoba. Le città più intolleranti sono Roma, Milano e Napoli. Il 19 maggio una manifestazione a Milano per dire no a discriminazioni e odio in rete

“Frocio”, “pederasta”, “la pagherai”, “stiamo arrivando”: sono solo alcune delle offese e aggressioni verbali che Luca Paladini, fondatore del movimento per i diritti civili I Sentinelli di Milano, sta subendo da qualche mese. Paladini è solo uno delle migliaia di omosessuali vittime, in Italia, di hate speech, il linguaggio dell’odio veicolato da chi si nasconde dietro lo schermo di un computer e pensa, per via di un presunto anonimato, di essere forte e impunibile. All’interno della comunità LGBT italiana (che conta circa un milione di persone secondo l’Istat, ma è una cifra probabilmente sottostimata) 3 persone su 4 dichiarano di aver subito discriminazioni e pregiudizi. E in un anno più di 35mila tweet violenti sono stati rivolti contro gay, lesbiche, bisessuali e trans: un fenomeno diffuso nel nostro Paese e che riguarda però anche altre categorie, in primo luogo donne e musulmani, ma anche migranti, disabili ed ebrei.

La storia di Luca: “Offeso perché gay, ma avrò giustizia, per tutti”

L’incubo di Paladini è iniziato a febbraio, quando i Sentinelli di Milano hanno denunciato l’esistenza di un macabro fotomontaggio che ritraeva la testa dell’allora presidente della Camera Laura Boldrini tra due lame e un parallelismo con il delitto di Pamela Mastropietro, la 18enne uccisa a Macerata e poi fatta a pezzi. La condivisione sui profili social de I Sentinelli ha permesso alla polizia postale di rintracciare il responsabile del post e da allora Luca Paladini e il suo compagno Luca Caputa hanno cominciato ad essere oggetto di minacce, insulti omofobi, fotomontaggi violenti (come quello che li ritrae in un campo di concentramento, o quello in cui compaiono senza denti) e pagine in cui si arriva ad augurare loro la morte. “Tutto questo accanimento ossessivo influisce negativamente sulla nostra vita – racconta Caputa a LaPresse – . Abbiamo modificato le nostre abitudini e la sera quando rientriamo a casa ci guardiamo attorno con sospetto”. “Non è tanto paura di un’aggressione fisica – aggiunge Paladini – ma di veder soffrire le persone a cui voglio bene, ad esempio mia madre, che è su Facebook e vede tutto ciò che scrivono su di me”. Paladini ha un sospetto: ci sarebbe un solo responsabile che si nasconde dietro diversi profili falsi. Le forze dell’ordine hanno aperto un'indagine. Quando il colpevole (o i colpevoli) sarà individuato “non mi accontenterò che questa persona smetta di minacciarmi – ci spiega Paladini – . Voglio che paghi penalmente, perché si possano fermare tanti altri stalker che attaccano persone magari più fragili di me e che rischiano una fine peggiore”.

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