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Catanzaro, le mani della 'ndrangheta sulla sanità: 24 arresti, tra loro l'ex deputato Galati

Secondo le indagini, l'ex sottosegretario era l'anello di congiunzione tra i vertici dell'Asp e i gruppi criminali

Un monopolio assoluto delle 'ndrine nel settore delle ambulanze sostitutive, delle onoranze funebri e di altri servizi sanitari a Catanzaro. La guardia di finanza, coordinata dalla Dda, ha arrestato 24 persone e sequestrato beni per 10 milioni di euro nell'ambito dell'operazione 'Quinta bolgia'. Tra i dodici finiti ai domiciliari anche l'ex deputato Giuseppe Galati, di Noi con l'Italia-Scelta civica, sottosegretario alle Attività produttive dal 2001 al 2006 e all'Istruzione nel 2011 in tre governi Berlusconi. Secondo la Procura, era "l'anello di congiunzione" tra la 'Ndrangheta e alcuni dirigenti dell'Azienda sanitaria provinciale. Per lui e Luigi Muraca, ex consigliere del Comune di Lamezia Terme, sciolto per infiltrazioni mafiose l'anno scorso, contestata l'aggravante mafiosa. Accusa di abuso d'ufficio anche per Giuseppe Perri, già commissario straordinario e poi direttore generale sino ad agosto, Giuseppe Pugliese, già direttore amministrativo fino all'ottobre 2017, e ancora in servizio Eliseo Ciccone, già responsabile Suem 118 ora destinato ad altro incarico.

Due i filoni di indagine. Il primo riguarda due sottogruppi riconducibili alla cosca confederata degli 'Iannazzo-Cannizzaro Daponte'. Secondo quanto ricostruito dai militari, avrebbero operato "di fatto realizzando nel corso degli anni un assoluto monopolio" nel settore delle ambulanze sostitutive, delle onoranze funebri, della fornitura di materiale sanitario, del trasporto sangue e altro ancora. Nello specifico, il gruppo Putrino sarebbe riuscito sin dal 2009 ad acquisire una posizione di dominio, aggiudicandosi la gara di appalto relativa alla gestione del servizio sostitutivo delle ambulanze del 118 bandita dall'Asp catanzarese. Dal 2010 e sino al 2017, inoltre, sarebbe riuscito a operare in assenza di una gara formale attraverso proroghe che sarebbero state ottenute grazie ai rapporti privilegiati tra i vertici del gruppo criminale e membri apicali dell'Asp.

L'altro gruppo coinvolto dall'inchiesta è 'Rocca'. Il secondo filone dell'indagine riguarda condotte illecite nell'affidamento e nella gestione del servizio ambulanze occasionale e su chiamata gestito dall'Asp. La vicenda risale all'emissione dell'interdittiva antimafia da parte della Prefettura nei confronti del gruppo Putrino e la successiva assegnazione in estrema urgenza del servizio autoambulanze occasionale e su chiamata al gruppo Rocca nel novembre 2017. Dalle indagini è emersa, scrive la Procura, "un'allarmante carenza tecnica e organizzativa in capo all'Ats": ambulanze non adeguate da un punto di vista meccanico (freni e luci non funzionanti, cambio difettoso, problemi alla frizione, revisioni non effettuate) e non provviste di adeguate dotazioni elettromedicali (non munite di termoculla per il trasporto di neonati, ossigeno scaduto o non presente). Inoltre, sarebbe stato impiegato personale non qualificato e non provvisto delle adeguate abilitazioni professionali. In questo contesto sono stati arrestati Tommaso Antonio Strangis e Italo Colombo, quest'ultimo amministratore di fatto dell'Ats, e Eliseo Ciccone, Giuseppe Luca Pagnotta e Francesco Serapide, dirigente e funzionari dell'Asp.

Le indagini, grazie anche alle dichiarazioni di collaboratori di giustizia, hanno fatto emergere una situazione di "assoluto allarme sociale" all'ospedale di Lamezia Terme. Secondo quanto ricostruito dalle fiamme gialle, soprattutto al Pronto soccorso, i due gruppi criminali avrebbero imposto un controllo totale occupando "manu militari" gli spazi e instaurando un regime di sottomissione del personale medico e paramedico. Avrebbero avuto le chiavi di alcuni reparti, la possibilità di consultare i computer dell'Asp e di entrare nel deposito farmaci dedicato alle urgenze del Pronto soccorso. Una situazione, rileva la Procura, "ben nota" alla dirigenza dell'azienda sanitaria.

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