“Se mi chiedete a quale verità credo, io credo a quella accertata giudiziariamente con sentenze raggiunte dopo una decina d’anni di processo che hanno retto già due passaggi in Cassazione”. Lo ha detto Gian Luigi Tizzoni, legale della famiglia di Chiara Poggi, fuori dal tribunale di Pavia a proposito dell’inchiesta della procura su Andrea Sempio per il delitto di Garlasco. Per l’omicidio della ragazza, uccisa nel 2007, è stato condannato in via definitiva Alberto Stasi. Tizzoni ha respinto l’idea che la famiglia abbia parlato di un’impropria ricerca di un colpevole alternativo.
“Non è questione di impropria, adesso però veramente non prendiamoci in giro. Esiste un procedimento a carico di Sempio che un tempo partiva in concorso con altri, tra cui Stasi. Oggi pacificamente la procura ritiene che Sempio sia l’unico colpevole – ha spiegato – Esiste parallelamente una possibilità che la difesa di Stasi o la procura generale chiedano la revisione del condannato in via definitiva, che è Stasi. Da persona normale ritengo che sono due ipotesi alternative”, ha aggiunto.
“Un cittadino deve credere innanzitutto alla res judicata, che è un principio che dovrebbe garantire tutti. Non vuol dire che si preclude ad altri di metterlo in discussione, però neanche di andare a ribaltare il tavolo”, ha sottolineato. Per il legale “l’ipotesi accusatoria della procura di Pavia e un’eventuale richiesta di revisione sono iniziative legittime, ma a oggi non bilanciano quanto stabilito dalle sentenze”.
“La famiglia Poggi è obiettivamente sconcertata. Abbiamo avuto un carabiniere condannato in primo grado per falsa testimonianza. Mi pare di capire che ci sono carabinieri, almeno uno ufficialmente indagato, che è il colonnello Cassese. Mi pare di capire che si metta in dubbio l’operato del Ris. Mettetevi nei panni di questa famiglia che ha sempre avuto rispetto per l’Arma. Se si dice che Marchetto ha sbagliato, e infatti è stato condannato per falsa testimonianza, Cassese forse sta sbagliando, i Ris forse stanno sbagliando, obiettivamente la fiducia, e credo che sia umano, un po’ viene meno. La speranza è di non dover valutare, fra cinque anni, se anche i carabinieri di oggi abbiano commesso errori”, ha concluso il legale.

Legale dei Poggi: “Propaganda dire che sui pedali non c’è il Dna di Chiara”
“Ritengo che sia un po’ propaganda e non informazione leggere e sentire che non esiste Dna di Chiara Poggi su quei pedali. Lo dicono i consulenti, lo dicono i periti, l’hanno detto tutti i giudici”, ha affermato ancora Gian Luigi Tizzoni. “Davanti a due estrazioni marcatamente positive con 16 aplotipi, anche oggi il professor Previderè, consulente della procura, ha ribadito la solidità di quel dato”, ha spiegato. Per Tizzoni sulla presenza del Dna della vittima nessuno può dubitare, mentre resta un tema distinto quello della sua origine.
“Diverso il tema sangue, o meglio provenienza, diciamo, biologica di quel Dna”, ha precisato. Il legale ha escluso che il risultato negativo dell’analisi del 20 settembre 2007 smentisca quelli precedenti. “Non si è trattato di una negatività data da un risultato contrastante, ma di una negatività che a mio avviso è data dal fatto che la macchina sostanzialmente non ha dato nessun risultato. Può anche, per ragioni di funzionamento, dare un encefalogramma piatto, zero. Vuol dire che è zero, punto, non è che invalida i risultati del giorno prima”, ha aggiunto. Secondo Tizzoni, lo stesso Previderè si sarebbe detto sorpreso che sia stata eseguita un’ulteriore analisi, non prevista.

