Al tribunale di Ivrea questa mattina si svolge l’udienza preliminare del processo per la strage di Brandizzo, costata la vita a cinque operai (Giuseppe Aversa, Kevin Laganà, Saverio Giuseppe Lombardo, Giuseppe Sorvillo e Michael Zanera), morti dopo essere stati travolti da un treno nell’agosto del 2023. I familiari delle vittime chiedono giustizia. “Mio fratello è morto e non è stato un incidente”, ha detto Antonino Laganà, fratello di Kevin, uno dei cinque lavoratori deceduti sui binari.
Punti chiave
- Legale: "Aule sono uno scempio, Nordio si vergogni"
- Sicurezza e Lavoro: "Servono risposte per la verità"
- Il fratello di Aversa: "Siano puniti i veri responsabili"
- Madre e sorella di Aversa: "Stiamo male, chiediamo giustizia"
- Il padre di Laganà: "Kevin e gli altri ragazzi mandati lì a morire"
- Il fratello di Laganà: "Non è stato un incidente, sia fatta verità e giustizia"
- Sindaca di Brandizzo: "Noi parte civile, sia fatta piena luce"
– “Il ministro Nordio si dovrebbe vergognare, nessuna dignità e rispetto per le vittime: le aule sono uno scempio, non viene garantita dignità e rispetto per le vittime e per i familiari e neanche il rispetto dell’avvocatura”. Lo ha detto Marco Bona, uno degli avvocati di parte civile nel processo per la strage di Brandizzo al termine dell’udienza preliminare di oggi che ha visto il rinvio al prossimo 28 ottobre e non al 14, come da calendario. L’udienza si è tenuta in aule separate e con l’ausilio della videoconferenza. “È indecoroso fare udienza in queste condizioni, in due aule separate quando c’erano delle alternative assolutamente praticabili”, ha aggiunto un altro legale, l’avvocato Enrico Calabrese che rappresenta i familiari di Kevin Laganà, la più giovane delle vittime della strage.
“Siamo intervenuti al Tribunale di Ivrea per essere come sempre vicini ai familiari delle vittime della strage di Brandizzo e ai loro cari anche e soprattutto in questi momenti difficili, per avere risposte e stabilire finalmente la verità”. Così Massimiliano Quirico, direttore di Sicurezza e Lavoro, presente in aula nell’udienza preliminare del processo per la morte dei 5 operai investiti a Brandizzo nel 2023.
“Il processo penale per la strage di Brandizzo – afferma Quirico – deve ribadire, e purtroppo c’è ancora bisogno di farlo, che il rispetto per la vita deve venire prima di ogni cosa e che non si può anteporre il profitto alla vita e alla dignità di lavoratori e lavoratrici, in ogni comparto, in ogni azienda, sia pubblica che privata”.”Ringraziamo gli Uffici della Procura – continua il direttore di Sicurezza e Lavoro – per il grande sforzo organizzativo, ma la situazione logistica adottata con due aule videocollegate non è sicuramente agevole per parti civili, pm e avvocati e ci auguriamo che la situazione possa migliorare, almeno in occasione del dibattimento”.
“Siamo soddisfatti – conclude Massimiliano Quirico – per la vicinanza dimostrata dal Comune di Brandizzo e dalla Regione Piemonte che hanno chiesto di costituirsi parte civile e ci auguriamo che il processo possa procedere celermente per fare giustizia di una strage insensata”.
“Rabbia? Siamo anche un po’ rassegnati, ma questi ragazzi devono essere riconosciuti per quello che hanno fatto. Chiediamo che venga fatta giustizia e vengano puniti i responsabili veri”. Così Edoardo Aversa, fratello di Giuseppe Aversa, uno dei cinque operai uccisi da un treno alla stazione di Brandizzo (Torino) la notte tra il 30 e il 31 agosto 2023.
Aversa ha parlato con i giornalisti presenti prima di entrare in tribunale a Ivrea, dove questa mattina si svolge l’udienza preliminare del processo, ed è intervenuto anche sul nuovo filone d’inchiesta che vede indagati alcuni vertici di Rfi: “Si dovrebbero nascondere, perché non hanno fatto nulla per quelli che vengono dopo. Vanno a lavorare e rischiano ancora la vita. Non mi sembra giusto”.
“Stiamo male. Noi chiediamo giustizia”. Così Livia Orastella e Teresa Aversa, rispettivamente madre e sorella di Giuseppe Aversa, uno dei cinque operai travolti e uccisi da un treno alla stazione di Brandizzo la notte tra il 30 e il 31 agosto 2023. Le due donne hanno parlato con i giornalisti presenti prima di entrare all’interno del Tribunale di Ivrea dove questa mattina si svolge l’udienza preliminare del processo per i cinque operai morti dopo essere stati travolti da un treno nell’agosto del 2023.
“Tutta Italia sa già quello che è successo e verrà messo in chiaro. Non è stato un incidente sul lavoro.I ragazzi sono stati mandati lì a morire. Lo sapevano che passavano dei treni”. Così Massimo Laganà, padre di Kevin, uno dei 5 operai morti a Brandizzo (Torino) dopo essere stato investito da un treno nell’agosto del 2023. Laganà ha parlato con i giornalisti presenti prima di entrare in tribunale a Ivrea (Torino), dove questa mattina si svolge l’udienza preliminare del processo.
“Sarà molto dura, ma aspettavamo con ansia questo giorno. Che sia fatta voce sulla verità e giustizia.È un punto di arrivo”. Così Antonino Laganà, fratello di Kevin, uno dei 5 operai morti a Brandizzo dopo essere stato investito da un treno nell’agosto del 2023. Laganà ha parlato con i giornalisti presenti prima di entrare in tribunale a Ivrea, dove questa mattina si svolge l’udienza preliminare del processo. Su quello che avrebbe dovuto fare Rfi in questi anni, Laganà ha detto di provare “tanta rabbia. Mio fratello è morto e non è stato un incidente”.
“Siamo qua perché oggi ci costituiamo parte civile per manifestare ancora una volta una vicinanza concreta alle famiglie delle vittime, perché vogliamo che sia fatta piena luce su quello che è successo quella sera e vengano accertate quelle che sono le singole responsabilità. Siamo sempre più convinti che non si sia trattato di un incidente, ma di una strage”.Così Monica Durante, sindaca di Brandizzo, prima di entrare in tribunale a Ivrea, dove questa mattina si svolge l’udienza preliminare del processo per i cinque operai morti dopo essere stati travolti da un treno nell’agosto del 2023.

