L’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro “consapevole della pubblicità dei lavori assembleari, non esitò a riportare al deputato Donzelli le informazioni segrete che con tanta insistenza aveva ottenuto dal capo del Da”. Lo scrivono i giudici della terza Corte d’Appello di Roma nelle 26 pagine di motivazioni, depositate a fine agosto, con cui hanno confermato il 20 maggio scorso la condanna a 8 mesi per Andrea Delmastro, per rivelazione di segreto d’ufficio sul caso dell’anarchico Alfredo Cospito. Secondo i giudici, l’ex sottosegretario agì “ritenendo prevalente la finalità politica dell’uso di quelle informazioni” e confidando che Donzelli le avrebbe riferite in Aula “in modo generico”.
I giudici: “Rivelò a Donzelli le esatte informazioni annotate dal Nic”
Per i giudici della terza Corte d’Appello di Roma, Andrea Delmastro era tenuto al segreto d’ufficio sulle informazioni relative al caso Cospito. “Il ministro e il sottosegretario delegato erano parte del procedimento amministrativo e per questo obbligati al rispetto del segreto di ufficio imposto sugli atti prodromici alla valutazione del Ministro ex art. 41bis”, scrivono. Per la Corte, quelle informazioni erano “non divulgabili a soggetti estranei al procedimento e neppure all’interessato”.

“È inverosimile – proseguono – che, dopo una conversazione telefonica assolutamente generica, incontrando casualmente Donzelli e in vista dell’intervento in Aula che era in procinto di fare, Delmastro fosse in grado di sciorinare a memoria il contenuto del documento del Nic proprio nella parte che interessava Donzelli”. Secondo la Corte, “emerge quindi che l’imputato rivelò a Donzelli le esatte informazioni annotate dal Nic circa i colloqui captati tra Cospito e i due detenuti”, informazioni che il deputato avrebbe poi riportato nel suo intervento parlamentare.
Pd: “Da Delmastro comportamento privo senso istituzioni”
“Le motivazioni della condanna in Appello dell’ex-sottosegretario Delmastro, già avvocato della Meloni, per rivelazioni di segreti d’ufficio forniti al suo sodale di partito Donzelli per colpire parlamentari dell’opposizione Pd, confermano e motivano in modo approfondito e articolato un comportamento privo di senso delle istituzioni. Al di là delle rilevanze penali, non è la prima volta e – temiamo – non sarà l’ultima da parte di chi, con questa destra, la lotta alle mafie la fa solo a parole, richiamandola in maniera opportuna, indebolendo ogni giorno presidi di legalità e contrasto alla criminalità organizzata. Come dimostra anche, recentemente, la bruttissima vicenda di una maggioranza che nega alla Magistratura che indaga su Hydra di poter esaminare le conversazioni e le chat tra Delmastro e il ristoratore, prestanome del clan Senese, legate alla opaca vicenda della Bisteccheria d’Italia”. Così i parlamentari Pd Debora Serracchiani, Walter Verini, Silvio Lai e l’ex ministro dem Andrea Orlando.

