È morta Denise Cosco, 35 anni, la figlia di Lea Garofalo, uccisa dalla ‘ndrangheta per aver deciso di collaborare con la giustizia. La donna si è tolta la vita lanciandosi dal balcone ed è morta dopo giorni di agonia. Lea Garofalo fu uccisa nel 2009 dall’ex compagno Carlo Cosco, padre della figlia Denise, il suo corpo fu successivamente bruciato e fatto a pezzi. L’uomo l’aveva convinta a raggiungerla a Milano, lasciando il programma di protezione al quale aveva avuto accesso assieme alla figlia. Ed è a Milano che l’uomo, esponente della ‘ndrangheta, uccise la ex assieme ad alcuni complici. Denise Cosco, con la sua testimonianza, contribuì a ricostruire l’omicidio della madre.
Don Ciotti: “Immagino Denise abbracciata a sua madre”
“Oggi è morta una giovane donna coraggiosa e sofferente. Vogliamo adesso immaginarla riunita in un grande abbraccio con la sua mamma”, scrive in una nota don Luigi Ciotti, presidente di Libera e Gruppo Abele. “Il coraggio e la sofferenza hanno rappresentato i due estremi dentro ai quali si è mossa l’intera vita di Denise, i due piani della bilancia che a lungo ha provato, con tutte le sue forze, a tenere in equilibrio – dice – Oggi però qualcosa, in quel fragilissimo equilibrio, si è spezzato per sempre. Qualcosa si è spezzato dentro la sua anima inquieta e sensibile. E qualcosa si sta spezzando anche dentro di noi”. “Nel restare fedele al percorso di riscatto iniziato da Lea, la sua adorata mamma, Denise ha dovuto vivere per anni nascosta, senza però mai rassegnarsi davvero, perché il suo sogno era sentirsi finalmente libera e autonoma. Proprio come Lea, Denise aveva infatti una grande sete di vita, di libertà e di amore – afferma – Vogliamo adesso immaginarla riunita in un grande abbraccio con la sua mamma.Vorremmo dirle ‘Scusa! Perdonaci per non essere riusciti a tenerti qui con noi’, ma anche ‘Grazie del tempo che abbiamo passato insieme’. Non giudichiamo la sua storia, non innalziamola e non compatiamola. Lei non lo vorrebbe. Denise, resterai per sempre dentro al nostro cuore e al nostro impegno”.
La vicenda
Lea Garofalo, collaboratrice di giustizia, fu uccisa a Milano nel novembre del 2009 a colpi di arma da fuoco dopo essere stata torturata per ore dal suo ex compagno e dai suoi complici che, dopo avere bruciato il cadavere della vittima, gettarono i suoi resti in un tombino. Per il delitto è stato condannato all’ergastolo per Carlo Cosco (ex compagno della collaboratrice di giustizia), suo fratello Vito, Rosario Curcio e Massimo Sabatino, mentre Carmine Venturino, l’ex fidanzato della figlia di Lea Garofano, Denise, è stato condannato a 25 anni di reclusione. Fondamentale il ruolo di Denise Cosco, che non ha esitato ad accusare il proprio padre come ideatore ed esecutore dell’omicidio scaturito nell’ambiente delle famiglie delle ‘ndrine calabresi trapiantate a Milano. Lea Garofalo era figlia di uno dei boss di ‘ndrangheta di Petilia Policastro, nel crotonese. La decisione di collaborare con la giustizia maturò all’indomani dell’omicidio del fratello della donna, Floriano, ammazzato a colpi di arma da fuoco nella sua abitazione calabrese. Fu Lea Garofalo a raccontare ai giudici milanesi che a premere il grilletto fu il fratello del suo compagno.

