Nel caso della cosiddetta Famiglia nel bosco, l’Ordine degli assistenti sociali d’Abruzzo ha aperto un procedimento disciplinare nei confronti di Veruska D’Angelo, l’assistente sociale che sta seguendo la vicenda. All’assistente vengono contestate diverse violazioni al codice deontologico. Ma la sua legale smentisce che sia stata sostituita :”Non c’è stata nessuna sostituzione. Si tratta di una fandonia messa in circolo per rafforzare ragioni, pretese, parole d’ordine che non hanno alcun fondamento. La propaganda sta da una parte, la realtà sta da un’altra”, dice a LaPresse il legale dell’assistente sociale, avvocato Luca Bauccio. La nuova assistente nominata per il caso, sottolinea, fa parte “di un team. Ci sono gli assistenti, gli psicologi. Almeno la mia assistita non ha sulle spalle tutto il peso delle attività che devono essere svolte che sono anche abbastanza complesse vista l’ordinanza del tribunale dei Minori. C’è un mare di cose: bisogna gestire il rientro graduale dei bambini, l’iscrizione a scuola. Il fatto che un’assistente si affianchi è diventata una sostituzione. Sarei curioso di sapere chi è quel genio che ha messo in giro questa menzogna. Io ho qualche idea”, ha aggiunto.
Due esposti nei confronti di Veruska D’Angelo
Due le segnalazioni che hanno fatto partire il procedimento: una dei vertici dell’Ordine volta ad accertare la correttezza nell’esercizio della professione e un’altra depositata dagli ex legali dei genitori, Catherine Birmingham e Nathan Trevallion. Secondo l’esposto, sul caso della famiglia che viveva in un casolare isolato, con i 3 figli minori separati dai genitori dal 20 novembre, l’assistente non sarebbe stata imparziale esprimendo giudizi sul modello educativo e non avrebbe rispettato alcuni principi deontologici relativi alla riservatezza e alla gestione della relazione professionale. L’assistente potrà presentare delle deduzioni alle contestazioni che le sono rivolte.
La nuova assistente sociale
Sarà Giuseppina Tittaferrante l’assistente sociale che sostituirà, nel caso della famiglia nel bosco, Veruska D’Angelo, finita sotto procedimento disciplinare, nei giorni scorsi dal collegio territoriale di disciplina dell’Ordine degli assistenti sociali della Regione Abruzzo per la presunta violazione di sei articoli del codice deontologico, e deve ancora essere giudicata. Lo apprende LaPresse da fonti qualificate.
Pillon: “Domani incontro con la nuova assistente sociale”
“Dopo numerosi solleciti abbiamo finalmente ricevuto la convocazione, da parte di una nuova assistente sociale, per un incontro finalizzato a concordare le modalità di graduale rientro dei minori come previste dal Tribunale. L’incontro si terrà nella giornata di domani”. Così in una nota Simone Pillon, difensore della cosiddetta ‘Famiglia nel bosco’.
Cantelmi: “Solidarietà a D’Angelo ma non sono mancati errori”
“Non amo il giustizialismo e, nonostante abbia espresso una opinione dissenziente rispetto all’operato del servizio sociale, non imputo malafede né approvo l’avvio di procedimenti disciplinari di nessun tipo. Dunque l’augurio è che la dottoressa D’Angelo possa lavorare serenamente”. A puntualizzarlo con LaSalute di LaPresse è il consulente di parte della ‘famiglia del bosco’, lo psichiatra Tonino Cantelmi, esprimendo piena solidarietà alla dottoressa D’Angelo per le offese che ha ricevuto. “Questo non vuol dire che il mio giudizio sull’operato e sulle competenze messe in campo in questa vicenda sia cambiato”, aggiunge lo psichiatra specializzato in neurosviluppo, professore dell’Università Gregoriana.Ma che cosa è successo? L’Ordine degli assistenti sociali d’Abruzzo ha aperto un procedimento disciplinare nei confronti di Veruska D’Angelo, l’assistente sociale che ha seguito in questi mesi il caso della famiglia anglo-australiana di Palmoli (Chieti), conosciuta come ‘famiglia del bosco’. All’assistente sociale vengono contestate diverse violazioni al codice deontologico. Due le segnalazioni che hanno fatto partire il procedimento: una dei vertici dell’Ordine, volta ad accertare la correttezza nell’esercizio della professione e un’altra depositata dagli ex legali dei genitori, Catherine Birmingham e Nathan Trevallion. Secondo l’esposto, sul caso della famiglia che viveva in un casolare isolato nel bosco di Palmoli, con i 3 figli minori che sono stati separati dai genitori dal 20 novembre, l’assistente sociale non sarebbe stata imparziale esprimendo giudizi sul modello educativo e non avrebbe rispettato alcuni principi deontologici relativi alla riservatezza e alla gestione della relazione professionale. A sostituite la D’Angelo sarà ora l’assistente sociale Giuseppina Tittaferrante. Per Cantelmi “il patatrac è avvenuto nei mesi che hanno preceduto il prelievo dei bambini, gestito peraltro con modalità incredibili: è stato fatto a novembre, nel tardo pomeriggio, quando già era buio, con due gazzelle dei carabinieri di scorta e una decina di persone presenti”.
Per lo psichiatra non sono mancati “errori” in questa vicenda. “La mancanza di una mediazione linguistica, la mancanza della conoscenza della lunga e complessa storia della coppia genitoriale, l’incapacità di instaurare un rapporto cooperativo e collaborativo – elenca – che invece avvenne con il servizio sociale di Bologna. Da Bologna si incoraggiò Catherine a ritornare con fiducia a Palmoli e riprendere i contatti con il servizio sociale locale”, rileva ancora Cantelmi, analizzando quanto accaduto nei mesi passati. Lo psichiatra lamenta in particolare “l’incapacità di valutare alternative e di metterle in atto, la rarità degli incontri, il ricorso alle forze dell’ordine, l’incapacità di creare un legame empatico e collaborativo. E, soprattutto, il non aver valutato la sproporzione della sottrazione dei bambini ai loro genitori rispetto alle criticità osservate. Il prelievo dei tre figli ha spazzato via decenni di studi: i bambini hanno bisogno innanzitutto dell’amore dei loro genitori, poi di tutto il resto. In questo caso l’amore c’era, a fronte di nessun abuso, nessun pericolo immediato”, insiste Cantelmi.Lo specialista parla di “incapacità di comprendere la profondità umana di una coppia di genitori. Tutto questo io lo imputo al servizio sociale. Ma non sopporto l’attacco personale alla dottoressa D’Angelo, la criminalizzazione o le accuse di malafede. Ecco perché – conclude – esprimo piena solidarietà alla dottoressa D’Angelo per le offese che ha ricevuto e le auguro la serenità necessaria per proseguire il suo lavoro”, conclude.

