“Ormai mi aspetto soltanto la giustizia, che lo Stato faccia la sua parte. Non voglio niente più”. A parlare è la madre del bambino autistico che sarebbe stato maltrattato in una scuola elementare di Scampia, a Napoli, da un insegnante di sostegno. “Dalla scuola non si è fatto sentire nessuno”, racconta la donna a LaPresse, spiegando di non aver ricevuto contatti dall’istituto dopo la denuncia presentata dalla famiglia. “Ci siamo sempre resi disponibili, non ci siamo mai tirati indietro, specialmente per ascoltare qualcosa che potesse essere utile per mio figlio. Se la scuola avesse voluto fare la sua parte, avrebbe potuto farlo sin dall’inizio”.
La vicenda risale all’ottobre 2025, quando i genitori del bambino, che all’epoca frequentava una scuola elementare di Scampia, hanno denunciato ai carabinieri presunti maltrattamenti dopo aver notato sul figlio lividi e altre lesioni. Il bambino, affetto da una grave forma di autismo, sarebbe stato picchiato dall’insegnante di sostegno. A far emergere quanto sarebbe accaduto sarebbero state le registrazioni effettuate con un dispositivo nascosto all’interno dell’elastico dei pantaloni del bambino. La famiglia è assistita dall’avvocato Francesco Petruzzi. Il bambino non frequenta più quella scuola. Dopo circa quattro mesi dall’episodio è stato trasferito in un altro istituto. “Adesso mio figlio sta benissimo, si sta riprendendo”, racconta la madre.
“Ovviamente è qualcosa da cui deve ancora uscire del tutto, ma in un bambino autistico non tutto è semplice”. Per la donna, il fatto di non vedere più sul figlio i segni delle presunte violenze è oggi l’aspetto più importante: “Non vedo più la sofferenza in mio figlio. Lo vedo che deve riprendersi, ma non lo vedo più soffrire”. La madre torna infine sulla proposta di installare telecamere nelle scuole, tema riemerso dopo la vicenda: “Servono telecamere in tutti gli istituti, per tutti i bambini. È la scelta migliore”.

