Femminicidio Cinzia Pinna, in casa di Emanuele Ragnedda trovate tracce di sangue e polvere bianca

Femminicidio Cinzia Pinna, in casa di Emanuele Ragnedda trovate tracce di sangue e polvere bianca
Cinzia Pinna ed Emanuele Ragnedda (foto da Facebook)

Domani è prevista l’udienza di convalida del fermo

Emanuele Ragnedda ha confessato di aver ucciso con un’arma da fuoco Cinzia Pinna, la 33enne di Castelsardo scomparsa l’11 settembre scorso. L’uomo è crollato dopo un lungo interrogatorio in caserma e ha indicato agli inquirenti il luogo dove aveva nascosto il corpo della vittima: sotto un albero, nella tenuta di famiglia di Conca Entosa, vicino Palau. Il 41enne da ieri di trova nel carcere di Nurchis e domani è prevista l’udienza di convalida del fermo sulla quale deciderà la giudice per le indagini preliminari Marcella Pinna.

Ragnedda è assistito dall’avvocato Luca Montella, mentre la famiglia della vittima, molto conosciuta a Castelsardo e nel nord Sardegna, ha nominato come legali di fiducia gli avvocati Antonella e Nino Cuccureddu. 

La versione di Ragnedda

“Ho sparato per difendermi, perché ho avuto paura”. Sarebbe questa la versione fornita dall’assassino. Durante l’interrogatorio, durato circa sei ore, l’uomo avrebbe detto agli inquirenti di avere sparato alla vittima dopo un violento litigio, affermando di aver agito per paura quando lei si sarebbe avvicinata con un oggetto in mano. A quel punto, sempre secondo quanto riferito da Ragnedda, avrebbe premuto il grilletto, non è ancora chiaro quante volte, per paura di un’aggressione.

In casa tracce di sangue e polvere bianca sul tavolo

Polvere bianca sul tavolo, bottiglie di vino semivuote sparse qua e là, sangue dentro e fuori la grande casa nello stazzo di Conca Entosa dei Ragnedda, da generazioni produttori di vino molto noti della Gallura: queste le tracce della notte del delitto che sarebbero state trovate dai Ris di Cagliari.

Emanuele, 41 anni, ne aveva preso le redini, puntava in alto e sognava in grande, tanto da aver messo sul mercato una bottiglia di vermentino da 1800 euro. Ora è in carcere e dovrà chiarire cosa sia successo la notte dell’11 settembre, quando dopo aver fatto salire nella sua auto Cinzia Pinna, 33 anni, descritta come fragile e problematica, l’ha portata da Palau a casa sua e, poco dopo, l’ha uccisa.

Intanto gli inquirenti dovranno chiarire se quella polvere bianca sia cocaina, come sembra. E poi il movente e gli aspetti ancora oscuri della vicenda, a partire dal lavaggio del divano e delle federe dei cuscini, chi se ne è occupato e quando. Ieri pomeriggio la confessione di Ragnedda, poi il sopralluogo: il corpo di Cinzia Pinna era buttato nel terreno, non coperto né nascosto in alcun modo. 

Femminicidio di Cinzia Pinna, scagionato un 26enne

È durato pochi giorni l’incubo per un 26enne lombardo, giardiniere, improvvisamente coinvolto nell’inchiesta per la morte di Cinzia Pinna. Il giovane era stato indicato dallo stesso Ragnedda come presunto complice nell’occultamento del cadavere, ma è stato poi scagionato quando l’imprenditore ha ammesso le proprie responsabilità. Il ragazzo era stato raggiunto dai carabinieri a casa, sottoposto a sequestro dell’auto e del cellulare e interrogato a lungo: aveva detto di non conoscere Cinzia e di non essere stato in compagnia del 41enne l’11 settembre, giorno dell’omicidio.

La svolta è arrivata mercoledì pomeriggio durante l’interrogatorio di Ragnedda, inizialmente ascoltato come persona informata sui fatti. Davanti agli investigatori, l’uomo ha fornito un racconto poco chiaro e contraddittorio, affermando che dopo essere stato con Cinzia si era svegliato e l’aveva trovata morta. Nel tentativo di spostare i sospetti, aveva accusato il 26enne di aver trasportato il corpo e gettato la donna in mare. Dichiarazioni poi smentite durante la confessione completa del delitto.

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