Ivano Chiesa spiega le prossime tappe dopo la scarcerazione: Cassazione e perizia psichiatrica

“Fabrizio Corona è tornato a casa, ai domiciliari, non perché è un privilegiato o un famoso, ma perché ora i giudici hanno riconosciuto che era stato un errore riportarlo in carcere. Un errore gravissimo, uno dei più grossolani che abbia mai visto nella mia carriera, lo scriva”. A dirlo è l’avvocato Ivano Chiesa, penalista con alle spalle una carriera lunga 35 anni: ha vissuto gli anni di Mani Pulite, è stato l’avvocato di imprenditori, personaggi dello spettacolo (tra cui Pippo Baudo) e ormai da anni difende Fabrizio Corona.

Avvocato Ivano Chiesa, legale di Corona

L’ex re dei paparazzi da circa sei anni sta vivendo una sorta di ping- pong tra carcere, affidamento ai servizi sociali e affidamento terapeutico per scontare una pena più volte ricalcolata, gli mancano circa 3 anni. Fino a marzo scorso Corona era ai domiciliari, poi il Tribunale di Sorveglianza di Milano, verificando alcune violazioni, l’ha rispedito in carcere innescando la reazione dell’ex marito di Nina Moric che si è tagliato i polsi postando il video sui social. 

Ora lo stesso Tribunale di Sorveglianza, ma con altri giudici, ha stabilito che Corona non doveva stare in carcere e l’ha riportato ai domiciliari. “È a casa, fisicamente sta meglio, ma psicologicamente è provato, tornare in carcere è stato uno choc, voleva morire, si è sentito vittima di un’ingiustizia feroce e lui, come me, di fronte alle ingiustizie alza di più la voce”, sbotta Chiesa.

Avvocato Chiesa, perché riportare Corona in carcere è stato  un errore?
“Perché lui in carcere non ci può stare. Era ed è in detenzione domiciliare per motivi di salute certificati dalle relazioni fatte da tutti i soggetti preposti: l’Ufficio Esecuzione Penale, che dipende dal Ministero, lo Smi, Servizio che cura soggetti con gravi problemi psichiatrici, i Servizi Sociali, i vari psichiatri. Ci sono anche relazioni dell’ospedale Niguarda e del servizio psichiatrico e dei servizi sociali del carcere di Monza, l’ultimo dove è stato e da cui è appena uscito. Tutti dicono per iscritto che la condizione di Corona è incompatibile col carcere”.

Gli è stato diagnosticato il disturbo bipolare della personalità
“Tutti i soggetti indicati prima hanno scritto che lui in carcere peggiora, e c’è il rischio che commetta atti autolesionistici. Che infatti ha commesso. Ha fatto lo sciopero della fame per 21 giorni, lo sa? È dimagrito di 10 chili. Gli dicevo: “Guarda che mi preoccupo”. Poi, grande onore al nuovo Tribunale di Sorveglianza che ha riconosciuto il gravissimo errore commesso a marzo dagli altri giudici che, ignorando tutte le relazioni, hanno riportato Fabrizio in carcere”.

Quali sono le prossime tappe?
“Abbiamo presentato ricorso in Cassazione, che deve decidere se annullare o meno la sospensione dei domiciliari. Lui è a casa perché è stata sospesa l’esecuzione dell’atto che lo ha riportato in carcere a marzo. La sospensione è una cosa rara che si verifica solo quando le ragioni della difesa appaiono evidentissime”.

Quindi: se la Cassazione annulla, Corona rimane ai domiciliari, se invece conferma l’atto sospeso, ritorna in carcere.
“C’è una terza possibilità, che è quella che prevedo possa realizzarsi: la Cassazione dice al Tribunale di disporre la perizia psichiatrica che noi abbiamo più volte chiesto, ma che il Tribunale di Sorveglianza non ha eseguito”.    

Fabrizio Corona con la madre Gabriella, Foto di Instagram

Quanto tempo occorrerà per avere la decisone della Cassazione?
“Verosimilmente ci vorranno mesi”.

Corona in tutto questo tempo è stato sotto cura, farmacologica e psichiatrica. Le cure secondo lei stanno avendo effetto?
“Certo. Lui è una persona diversa da prima. Gli eccessi di prima non ci sono più, non è più il Corona che butta le mutande dalla finestra. Ma sia chiaro: la sua patologia è cronica. Oltre al problema psichiatrico, c’è una componente caratteriale molto forte che lo porta a sbattere i pugni se vede un’ingiustizia. Può però controllarsi. E lui riconosce che le cure hanno un effetto positivo”.

Ora che è casa, tutti si aspettano che torni a vivere sui social, in tv… a fare insomma ciò per cui i giudici a marzo lo hanno riportato in carcere
“Chi è ai domiciliari può vedere chi vuole, a meno che non abbia il divieto di incontro disposto dal giudice. Lo dice il codice. O meglio: chi sta ai domiciliari è tenuto a non allontanarsi dal domicilio e a non frequentare delinquenti. Ma può lavorare. Il lavoro è un diritto fondamentale riconosciuto dalla Costituzione, ed è il principale strumento per realizzare effettivamente il recupero sociale cui dovrebbe tendere la detenzione. Il nostro ordinamento però non funziona, e la funzione rieducativa della pena è solo una cosa scritta. Imporre a Fabrizio di non lavorare è una cosa sbagliata”.

Per lui lavorare significa apparire. Sta dicendo che può andare in tv, usare i social?
“No, assolutamente non può andare in tv perché c’è un provvedimento che gli inibisce di comparire in tv e di usare in prima persona i social”.

Ma può gestire la sua attività dietro le quinte?
“Sì. E i suoi social possono continuare a vivere perché alimentati dal suo staff. Non c’è nulla di male nel pubblicare una foto d’archivio di Fabrizio”.

Fabrizio Corona con Asia Argento prima che lui tornasse in carcere a marzo. Foto di Instagram

E quando, mesi fa, sul suo Instagram sono apparse foto di lui con Asia Argento?
«Si può fare: non le ha postate lui, e ripeto lui a casa può ricevere chi vuole, tranne persone che sa essere pregiudicate”.

Il fine pena è previsto per marzo 2024. Come vede Corona tra tre anni?
“Deciderà lui cosa fare. Posso dire che tra noi è nata una vera solidarietà: siamo simili, ci infuriamo davanti alle ingiustizie. E probabilmente troveremo il modo per continuare a combattere insieme tutte le ingiustizie del nostro sistema. Fabrizio è un personaggio pubblico e fa rumore, ma sa quanti anonimi soffrono come lui e non hanno la possibilità di portare alla ribalta i loro casi?”.    

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