Per via della pandemia netta diminuzione anche di unioni civilie, separazioni e divorzi

Migliaia di matrimoni saltati e rinviati: è uno degli effetti della pandemia di coronavirus, che era già evidente ma che ora viene certificato dall’Istat. Nel primo semestre del 2020, sottolinea l’istituto di statistica, in Italia sono crollati non solo i matrimoni, ma anche unioni civili, separazioni e divorzi. L’analisi è basata su dati ancora provvisori, ma in particolare per i matrimoni, il calo risulta confermato anche considerando i primi dati disponibili per il periodo gennaio-ottobre. Le misure di contenimento della pandemia, che costringono ormai da mesi a evitare assembramenti e ad avere un numero massimo molto ristretto di partecipanti alle cerimonie, hanno scoraggiato molti, che hanno preferito rinviare il ‘giorno più bello’ a un periodo più sereno. Ma non solo: gli effetti della pandemia, con la generale crisi economica, avranno conseguenze anche per gli anni a venire sul settore e sui comportamenti familiari.

Il problema, oltre che sociale, è anche economico. La cancellazione e il rinvio delle nozze nel 2020 ha provocato un crack di almeno 5 miliardi di euro, dai fiori alla tavola, secondo le stime della Coldiretti, che calcola un calo del 50,3% delle cerimonie nei primi sei mesi del 2020, dovuto soprattutto al crollo di circa l’80% registrato dall’Istat nel secondo trimestre, rispetto allo stesso periodo del 2019. E l’Unione europea delle cooperative lancia l’allarme: sono circa un milione i posti di lavoro, fra diretti e indotto, garantiti dal settore e che ora sono a rischio, quando non già persi.

Secondo l’Istat, nel primo trimestre 2020 – che ha scontato gli effetti della pandemia solo limitatamente al mese di marzo – la diminuzione rispetto allo stesso periodo del 2019 risulta già evidente, con un calo di circa il 20% per matrimoni, unioni civili, separazioni consensuali presso i tribunali. Scende al 16% per separazioni e divorzi consensuali extragiudiziali (presso i Comuni o con avvocati) e per i divorzi consensuali presso i tribunali; appare, invece, più contenuta per le separazioni e i divorzi giudiziali presso i tribunali (rispettivamente -11% e -13%). Il vero crollo si delinea nel secondo trimestre proprio per via delle pesanti restrizioni relative alla celebrazione dei matrimoni religiosi durante il lockdown, così come per quelle finalizzate a ridurre gli eventi di stato civile che hanno luogo nei Comuni. La diminuzione rispetto al secondo trimestre 2019 è stata di circa l’80% per i matrimoni, di circa il 60% per le unioni civili e le separazioni/divorzi consensuali. Le separazioni e i divorzi giudiziali, invece, sono diminuiti rispettivamente di circa il 40% e il 49%.

Il settore veniva già da un momento di flessione nel 2019, quando sono stati celebrati in Italia 184.088 matrimoni, 11.690 in meno rispetto all’anno precedente (-6%). Il calo riguarda soprattutto i primi matrimoni. Scendono anche le seconde nozze o successive (-2,5%) ma aumenta la loro incidenza sul totale: ogni 5 celebrazioni almeno uno sposo è al secondo matrimonio.

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