A confessare l'omicidio Suleiman Adams 32 anni, di origini ghanesi, che lavorava nell'azienda agricola della pastora etiope

Ferita alla testa con numerosi colpi di martello e violentata mentre era agonizzante, a terra. È morta così Agitu Ideo Gudeta, pastora etiope che avrebbe compiuto 43 anni il prossimo 1 gennaio, divenuta simbolo di integrazione, ritrovata senza vita nella stanza da letto della sua abitazione a Maso Villata, a Frassilongo, in Trentino, dai carabinieri coordinati dal comandante Michele Capurso.

A confessare l’omicidio Suleiman Adams 32 anni, di origini ghanesi, che lavorava nell’azienda agricola di Agitu, la ‘regina delle capre felici’, dal nome della fattoria che aveva creato in Trentino.

Nella notte, i carabinieri, dopo aver ascoltato i vicini della donna, molto conosciuta nella zona, hanno trovato il 32enne nascosto nella stalla dove si era rifugiato dopo aver ucciso la sua datrice di lavoro. L’uomo, come ricostruito dai carabinieri, era ospitato nella casa della sua datrice di lavoro, per la quale si occupava di pascolare le capre.

Agli investigatori, l’uomo ha raccontato, nel corso dell’interrogatorio alla presenza di un avvocato d’ufficio e del magistrato, che la donna doveva corriposndergli uno stipendio arretrato. Nei giorni precedenti, secondo quanto riferito agli ivnestigatori, il ghanese avrebbe più volte chiesto ad Agitu di essere pagato, ma di aver registrato comportamenti elusivi da parte della donna. Ieri, al culmine di una lite, il 32enne l’ha uccisa con un martello che la vittima aveva in casa, dietro a un termosifone. Il reo confesso ha delineato una situazione compatibile con i rilievi effettuati dai carabinieri. L’uomo è stato arrestato ed è stato portato nel carcere di Spini di Gardolo, a Trento. Il ghanese era tornato a lavorare nell’azienda di Agitu un paio di mesi fa.

È stata un’amica di Agitu, preoccupata perché non riusciva a contattarla, a lanciare l’allarme. La vittima, infatti, non si era presentata a un appuntamento. Agitu, originaria di Addis Abeba, era fuggita anni fa dall’Etiopia per le minacce ricevute a causa delle sue battaglie in difesa dei diritti civili. In Trentino, aveva avviato l’azienda agricola ‘Capra felice’, attraverso un progetto di recupero di terreni abbandonati. Nel 2018 aveva denunciato minacce a sfondo razziale.

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