Il 29enne emiliano è in buone condizioni generali, tensione Roma-Pechino sullo stop ai voli per la Cina. La donna è risultata negativa ai primi test. Caso sospetto a Chieti: è influenza stagionale

Il primo italiano contagiato dal coronavirus sta bene, lavora con il suo iPad ed è "fiducioso" nello Spallanzani. Dopo che anche il Belpaese ha dovuto registrare il suo caso, gli occhi del ministero della Salute sono divisi tra il nosocomio romano e la Cecchignola. Proviene, infatti, dal centro sportivo nella periferia Sud della Capitale il 29enne ricercatore di Luzzara (Reggio Emilia), ricoverato nella serata di ieri dopo una febbre improvvisa che ha subito insospettito i medici. E se per i 55 italiani arrivati da Wuhan ora si prolunga la quarantena – che durerà quindi fino al 20 febbraio – per il paziente si apre una fase di terapie antivirali. Per lo Spallanzani il giovane è in "buone condizioni generali, presenta lieve febbricola e lieve iperemia congiuntivale", ma il "quadro clinico e quello radiologico polmonare sono negativi". Qualche dettaglio in più arriva in serata, con l'assessore regionale del Lazio, Alessio D'Amato, che parla così del ricercatore: "E' sereno, in contatto con la famiglia e fiducioso nelle capacità dei professionisti dell'Istituto. Il ragazzo comunica e lavora utilizzando il suo iPad".

Ma tra i 56 rimpatriati da Wuhan, una donna con sola congiuntivite, sebbene negativa al test,  è stata trasferita, a titolo precauzionale, allo Spallanzani per ulteriori accertamenti. Lo fa sapere il Ministero della Salute. 

A Chieti, intanto, sembra rientrare l'allarme scattato per un caso sospetto: il 43enne rientrato il 28 gennaio da Guangdong su cui sono stati disposti accertamenti è risultato positivo all'influenza stagionale di tipo A. Lo comunica il Servizio Prevenzione e Tutela della Salute della Regione Abruzzo. Lo hanno stabilito le analisi eseguite nel laboratorio di riferimento regionale di Pescara, che ha trasmesso i risultati nel corso della notte. Un altro campione biologico, così come previsto dai protocolli ministeriali, è stato inviato contemporaneamente all’Istituto Superiore di Sanità e si resta in attesa del secondo responso per confermare definitivamente la diagnosi di non contagio da Coronavirus. L’uomo, dunque, resta ricoverato precauzionalmente in sorveglianza sanitaria nel reparto di malattie infettive del policlinico Santissima Annunziata.

Uno spaccato di semi-spensieratezza che aiuta in questo momento di grande tensione, anche se dal governo l'appello è sempre lo stesso: no agli allarmismi, la situazione è sotto controllo. E per i due cinesi ricoverati giovedì scorso la prognosi è "riservata", con condizioni cliniche invariate in terapia intensiva. Al momento i ricoverati sono 11, con cinque soggetti in attesa del responso al test del coronavirus.

Nel frattempo, 87 studenti italiani impegnati nel programma di Intercultura e rimasti in Cina sono rientrati in Italia grazie all'associazione. Per farlo è servito oltre un giorno di viaggio: dalle varie città di provenienza i ragazzi sono arrivati, in due gruppi, a Shanghai e Pechino, quindi hanno raggiunto Hong Kong e da lì si sono spostati a Londra. Dall'Inghilterra hanno raggiunto gli aeroporti di Milano Malpensa e Roma Fiumicino. Il 17enne bloccato a Wuhan, che non era riuscito a partire con il volo dei 56 connazionali, tornerà invece in Italia nei prossimi giorni. Proprio i collegamenti con la Cina sono un tema caldissimo in questi giorni. Tutto nasce da una frase del vice ministro degli Esteri, Qin Gang, che aveva parlato di una ripresa temporanea di alcuni voli. Tesi subito smentita dal dicastero della Salute, che ha ribadito come i collegamenti tra Italia e Cina resteranno chiusi, così come previsto dall'ordinanza firmata dal ministro Roberto Speranza il 31 gennaio. "Il blocco è una misura presa per affrontare l'emergenza immediata e, finché le autorità sanitarie e la comunità scientifica ci dirà che è opportuna, la terremo in atto", ha chiuso il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio.

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