Milano, 19 ago. (LaPresse) – Martina Levato, condannata a 14 anni di carcere per aver aggredito con l’amante Alexander Boettcher l’ex compagno di classe Pietro Barbini, ieri sera ha potuto abbracciare per la prima volta il figlio, nato nella notte di Ferragosto alla clinica Mangiagalli di Milano. “Era felicissima e molto emozionata, adesso è sicuramente più serena”, ha detto il suo avvocato Stefano De Cesare. Questa possibilità è stata concessa alla ragazza dai giudici del tribunale dei minori, che le hanno dato modo di vedere il figlio ogni giorno “per un tempo limitato”. Sempre, però, sotto gli occhi attenti e vigili degli operatori socio sanitari dell’ospedale e degli agenti di polizia penitenziaria che sorvegliano la sua stanza.

Dopo il primo incontro, ieri sera, Martina anche questa mattina ha visto il bambino per circa mezz’ora. I giudici, tuttavia, le hanno impedito di allattarlo direttamente anche se alla mamma è stato chiesto fin dal primo giorno di dare il latte al piccolo. Anche i nonni, Vincenzo e Maria Levato, che fin dal primo giorno hanno comunque visto il nipote, da ieri hanno avuto anche l’autorizzazione del collegio presieduto da Antonella Brambilla a stare con il piccolo nelle ore che la clinica Mangiagalli riserva alle visite.

Disposizioni, però, che non fanno chiarezza sulla sorte di mamma e bimbo dopo le dimissioni dall’ospedale. Il gip Claudio Castelli, infatti, aveva disposto che Martina e il figlio andassero all’Icam. L’epilogo, però, potrebbe essere diverso, dato che i giudici hanno aperto un procedimento di adottabilita per il minore, nell’ambito del quale potrebbero valutare anche una soluzione diversa per il suo futuro.

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