Intervista di Alessandra Lemme

Roma, 23 lug. (LaPresse) – Un secolo e mezzo dedicato alla difesa del mare e al soccorso di quanti navigandolo si trovano in pericolo. La Guardia costiera festeggia i suoi 150 anni di vita incontrando i cittadini nei luoghi dello shopping per raccontare loro cosa fa: 10mila uomini e mille donne lavorano ogni giorno nelle capitanerie di porto e lungo gli ottomila chilometri di coste della Penisola. Proteggono 500mila chilometri quadrati di mare, coordinando i controlli sulla pesca, vigilando sulle aree protette e intervenendo contro chi inquina. E poi salvano chi, via mare, fugge dall’Africa: dall’inizio dell’anno oltre 85mila migranti sono sbarcati vivi sulle coste italiane.

“Se qualcuno considera il Mar Mediterraneo come un cimitero, per me, al contrario, deve essere un mare di vita”, dice l’ammiraglio Felicio Angrisano, comandante delle capitanerie di porto italiane, intervistato da LaPresse durante l’inaugurazione della mostra ‘Vivi il mare con la guardia costiera’, presso il centro commerciale Euroma2, nella Capitale.

Quando gli si chiede come le decisioni dell’Unione europea influiscano sul suo lavoro, il comandante Angrisano non ha dubbi: “Per noi non cambia niente, perché abbiamo la responsabilità del salvataggio delle vite umane. È un compito difficile nell’applicazione ma molto semplice nelle finalità: salvare quante più persone possibile”.

Tutto è iniziato nel 1865, quando il mare, in Italia come altrove, era la via di comunicazione privilegiata e i porti i più importanti punti di scambio. Per aiutarne il funzionamento un Regio decreto, nel luglio del 1865, istituiva il corpo delle Capitanerie di Porto. Da allora l’Italia è cambiata, e molto, ma “chi vive del bisogno degli altri, come nel nostro caso – sottolinea Angrisano – cambia con il mutare dei bisogni della collettività”.

“L’Unione europea ci aiuta, dandoci mezzi in più per il soccorso – prosegue l’ammiraglio -. Poi ci sono gli altri problemi, legati all’accoglienza, che appartengono però a un campo che non è il mio, ma certamente oggi siamo organizzati per salvare migranti dal mare, e farlo sempre di più”.

Un grande aiuto nell’opera di salvataggio arriva dai marinai civili -perché il culto della vita umana è un qualcosa di profondamente legato all’essere uomo di mare – prosegue Angrisano – e l’anno scorso abbiamo impiegato 700 mercantili che hanno salvato 45mila persone; è una legge del mare: chi è in difficoltà ha la solidarietà di tutti”- Infine a chi propone di affondare le “carrette del mare” prima che partano dall’Africa, il comandante Angrisano risponde: “Distruggerle e far sì che le nostre coscienze siano a posto quando si continua a morire in Libia? Io credo che la comunità internazionale debba innanzitutto cercare di stabilizzare quelle aree”.

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