Palermo, 18 ago. (LaPresse) – Mutui per opere edilizie mai realizzate, contributi arbitrari a società sportive e versamenti in conti correnti personali senza alcuna giustificazione. E’ il quadro tracciato dalla guardia di finanza e dai carabinieri di Messina che hanno arrestato sette tra ex amministratori e funzionari del Comune di Brolo con le accuse di falso materiale e ideologico in atti pubblici, truffa aggravata per il conseguimento di contributi pubblici e peculato per aver distratto a proprio favore, dalle casse del Comune, somme di denaro relativamente agli anni 2011, 2012 e 2013.

Due i filoni dell’inchiesta guidata dal capo della Procura di Patti, Rosa Raffa, e dal sostituto Francesca Bonanzinga. Il primo riguarda l’accensione di tre mutui presso la Cassa depositi e prestiti da parte del Comune di Brolo per opere edilizie mai realizzate: il palazzetto dello sport del paese messinese, opere di adeguamento alle norme sismiche di una scuola elementare e alcuni lavori di urbanizzazione primaria. I mutui, secondo gli investigatori, sarebbero stati richiesti e ottenuti attraverso documenti che sarebbero stati “modificati indebitamente” dagli indagati con l’obiettivo di “ottenere eleargizioni superiori rispetto a quelle stabilite nelle delibere del Consiglio comunale, per un valore complessivo di circa 3,2 milioni di euro. Inoltre, secondo l’accusa, sarebbero stati attestati falsi stati di avanzamento dei lavori in base a cui la Cassa depositi e prestiti effettuava i propri versamenti.

Un meccanismo che aveva portato nelle casse del Comune un afflusso di denaro a completa disposizione dI Carmelo Arasi, ragioniere capo del Comune, uno degli arrestati di oggi. Questi avrebbe destinato il denaro “in maniera del tutto arbitraria” emettendo mandati di pagamento gonfiati e senza autorizzazioni.

Il secondo filone riguarda i beneficiari del denaro: persone fisiche e associazioni sportive. In particolare, le due società sportive ‘Volley Brolo’ e Volley Mar Tirreno’, riconducibili all’ex sindaco Salvatore Messina, indagato nell’inchiesta, avrebbero beneficiato dei fondi distratti illeciutamente dalle casse del Comune. L’ex primo cittadino, inoltre, avrebbe ricevuto versamenti sui propri conti senza alcuna giustificazione e senza rendicontazione. Lo stesso Arasi ha emesso mandati di pagamento a suo favore per 380mila euro.

A beneficiare dei fondi anche la figlia di Arasi, Rossella, che secondo gli investigatori in tre anni avrebbe percepito “indebitamente” circa centomila euro. Gli altri destinatari di denaro sono Santa Caranna, Antonella Campo, Giuseppina Di Leo, tutte ai domiciliari, così come un altro indagato, Costantino Maniaci. I soldi pubblici distratti versoi conti personali degli indagati ammonterebbero a 1,4 milioni di euro.

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata