Roma, 26 lug. (LaPresse) – Si contendevano il controllo dello spaccio di stupefacenti e lo sfruttamento della prostituzione nella zona Est di Roma. Per questo dodici persone sono state fermate: per cinque di loro sono scattate le manette. Tutto è iniziato quando una delle tante vittime sbattute sul marciapiede si è rivolta alla polizia municipale. Dai suoi racconti è venuta alla luce una vita di sopraffazione e minacce di morte perfino ai suoi figli. Le due gang albanesi si contendevano il controllo dell’area di Corcolle, nel Municipio VIII della capitale, attraverso intimidazioni e pestaggi. I vigili hanno avuto modo di intercettare i dialoghi tra i membri delle due bande, mentre stavano pianificando agguati e aggressioni alle ragazze schiavizzate dall’organizzazione rivale.

Nel corso delle perquisizioni domiciliari, eseguite nell’operazione condotta dagli agenti della polizia municipale, sono state rinvenute sostanze stupefacenti, una pistola, una spada katana, diversi coltelli e svariato contante. I malviventi, nel caso di eventuali controlli, utilizzavano veri documenti di identità rilasciati da autorità albanesi e romene ma riportanti falsi dati anagrafici, per depistare le forze di polizia. Le ragazze sfruttate, tutte provenienti dai Balcani, hanno trovato assistenza e supporto psicologico presso i centri antiviolenza del Comune di Roma. Le indagini stanno proseguendo per accertare il grado di coinvolgimento degli altri fermati nell’attività criminale.

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