Dpcm: Prove dialogo Governo-enti locali. Ipotesi riduzione presenze a eventi
Dpcm: Prove dialogo Governo-enti locali. Ipotesi riduzione presenze a eventi

C'è ancora tanta strada da fare e poco tempo a disposizione. È questa la cornice in cui si muovono governo ed enti locali per preparare il terreno al nuovo Dpcm con le misure di contenimento alla diffusione del Coronavirus, che dovrà essere varato entro il prossimo 15 ottobre. Le lancette dell'orologio corrono veloce, mentre i casi aumentano di giorno in giorno, lasciando come unico sentiero alle istituzioni, nazionali e territoriali, quello di superare le divergenze e costruire un provvedimento quanto più condiviso è possibile. Le riunioni sono quasi quotidiane, ma di concreto c'è ancora poco. Certo, il testo del decreto è già nero su bianco, ma l'esecutivo continua a cercare la collaborazione di Regioni, Comuni e Province. Che, di contro, chiedono di essere ascoltate di più sulla strategia da mettere in campo.

Il premier, Giuseppe Conte, però, vuole collaborazione. E infatti loda gli enti locali: "Devo ringraziare le Regioni e le provincie autonome per questa proficua collaborazione, stanno dimostrando grande disponibilità a lavorare col governo, a non lasciarsi distrarre da polemiche". Il presidente del Consiglio riconosce che "un punto di forza nella gestione della pandemia è stata la capacità di dialogare e di coordinare" le mosse tra Roma e le istituzioni locali. La risposta arriva a stretto giro di posta, al termine della Conferenza delle Regioni. "Rivendichiamo il ruolo istituzionale importante che abbiamo svolto nella gestione della emergenza, anteponendo sempre la necessità di un'attiva collaborazione con l'esecutivo e le autonomie locali a qualsiasi polemica politica", dice, infatti, il presidente Stefano Bonaccini.

Non a caso il primo step raggiunto nei primi incontri tra i vari livelli istituzionali è proprio rimettere in piedi quella cabina di regia che ha ben funzionato nella fase di lockdown e per le riaperture. "È stato ripristinato un modello di successo", commenta il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, smentendo peraltro che siano stati tolti poteri alle Regioni. Il riferimento è alle incomprensioni sul passaggio contenuto nella bozza di Dpcm che apre alla possibilità di varare misure autonome, ma solo se più restrittive rispetto a quelle nazionali, d'intesa con il ministro della Salute. "Le Regioni sanno che l'approccio del governo è servire i territori, non esercitare il potere", chiarisce ancora l'esponente dem. Lanciando un nuovo appello a lavorare insieme sul prossimo decreto: "È evidente che abbiamo il dovere di tutelare al massimo lavoro e scuola. Quindi, in questi giorni che ci separano dal 15 ottobre lavoriamo per limitare al massimo i contagi in tutti gli altri contesti".

Intanto, prosegue l'interlocuzione tra gli scienziati e l'esecutivo. A quanto si apprende da fonti qualificate, tra le ipotesi di lavoro c'è anche quella di ridurre le presenze di pubblico agli eventi pubblici (culturali, sportivi, spettacoli, fiere) per limitare le occasioni di diffusione del contagio. Le stesse fonti, però, sottolineano che l'elemento principale su cui si concentrano le attenzioni al momento sono le chiusure mirate. La partita, dunque, è aperta e ancora tutta da giocare.

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