Meno di 2 mila malati in terapia intensiva ma risale il numero morti
Meno di 2 mila malati in terapia intensiva ma risale il numero morti

ISS: il trend costante è di progessiva riduzione 

Il numero di malati Covid in terapia intensiva scende sotto quota 2000. E' il dato più significativo del bollettino quotidiano della Protezione Civile. Era da metà marzo che la pressione sul reparto dove sono ricoverati i malati più gravi non era così sostenibile. Il decremento giornaliero, un dato ormai consolidato, è di -53 unità per un totale di 1856 pazienti sul territorio nazionale. Tornano a salire invece le vittime. Dai 260 morti di domenica si passa ai 333 delle 24 ore successive. Un numero, per quanto doloroso, comunque contenuto rispetto a quelli tremendi delle ultime settimane. In calo, invece, il numero degli attualmente positivi (-290) mentre quello dei guariti, con l'ultimo incremento di 1696, supera quota 65 mila. I 1739 casi di positività registrati oggi portano invece il totale dall'inizio della pandemia a sfiorare quota 200mila (199.414). Un dato che va rapportato anche ai pochi tamponi processati, 32mila rispetto ai circa 50mila al giorno ormai usuali. La stragrande maggioranza dei nuovi positivi continua a essere registrata in Lombardia (+590), Piemonte (+278) ed Emilia Romagna (+212) mentre la Basilicata e il Molise registrano zero nuovi casi e Calabria (7), Valle d'Aosta (5), Sardegna (3) e Umbria (2) non superano quota dieci.

 A confermare l'effettivo decremento della circolazione del virus è il presidente dell'Iss, Silvio Brusaferro. Un trend di "progressiva riduzione" che si registra anche nei decessi, ma guai ad abbassare la guardia. Pure nella fase che lo scienziato definisce di "cauta riapertura" bisognerà prendere delle precauzioni. Una road map studiata a tappe perché con troppi via libera all'unisono "se tornano ad esserci molti casi non si capisce dove si è sbagliato e bisogna richiudere tutto". Pertanto, con il passare delle settimane, verranno utilizzati alcuni parametri per "monitorizzare" la situazione, a partire proprio da quello dei posti occupati in terapia intensiva per comprendere la capacità di risposta del sistema sanitario ad un'eventuale ripresa del contagio. Un piano che sarà sempre studiato a livello nazionale, nonostante l'obiettiva differenza circolazione del virus fra nord e sud, ma con eventuali interventi specifici a livello locale, a partire dalla creazione di eventuali zone rosse "perché individuare i focolai diventa decisivo".

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