In 24 province contagi oltre il limite. Bonaccini: "Prendere decisioni difficili e sofferte". La giovane Anita: "Dad? Da lunedì saremo in piazza"

Oltre a Basilicata e Molise, già in zona rossa, sono 24 le Province italiane con i dati dei contagi in crescita e in cui i governatori potrebbero proporre la chiusura di tutte le scuole. Il Piemonte pronto a chiudere tutti gli istituti. “Dobbiamo prendere decisioni difficili e sofferte”, dichiara il presidente dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini. “Mi sembra che tutta l’Italia, tranne la Sardegna, si avvicina a passi lunghi verso la zona rossa. È ovvio che la Lombardia – per le sue caratteristiche economiche – è più vulnerabile di altre regioni. Non sono più preoccupato per la Lombardia che per altre regioni, bisogna vaccinare”, ha dichiarato il consulente della Regione Lombardia Guido Bertolaso.

“Dobbiamo prendere decisioni difficili e sofferte, figuratevi se dopo un anno avevo voglia di prendere decisioni così. Me ne prendo ogni responsabilità”, ha dichiarato il presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini. “Le istituzioni hanno il compito di dire la verità e decidere per evitare decisioni peggiori, dobbiamo agire adesso contro un pericolo che ha alzato la testa con cattiveria diversa. È inutile illudere la gente, non illudiamo nessuno. Bisogna verificare cosa succede. Non possiamo immaginare risposte con queste varianti. Sarebbe poco responsabile da parte mia poter indicare ai cittadini una data di uscita”, ha aggiunto Bonaccini. Sulla sospensione delle attività in presenza per nidi e materne è stato specificato che decorrerà da lunedì, come previsto dal Dpcm. Le ordinanze di chiusura dei parchi, invece, sono affidate ai singoli sindaci.

Da lunedì prossimo, e per due settimane, le scuole di ogni ordine e grado in Friuli-Venezia Giulia saranno in didattica a distanza. Lo ha annunciato il governatore Massimiliano Fedriga. L’ordinanza che prevede la sospensione delle lezioni in presenza sarà firmata in giornata.

Anche in Piemonte la situazione è drammatica. “La situazione nelle scuole va modulata sulla base del nuovo decreto del presidente Draghi e del pronunciamento del Cts, che ha detto che nelle scuole c’è pericolo quando si superano 250 positivi su 100mila abitanti, dove è presente la variante inglese o una variante che accelera il contagio, o dove hai un innalzamento improvviso dei casi. Ho commissionato uno studio che certificherà Comune per Comune laddove esistano questi elementi, come prevede il Dpcm Draghi si dovrà intervenire con ordinanza di chiusura”, ha spiegato il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio. “È un passato avanti rispetto al passato perché c’è un valore certo che la scienza medica ci dice essere un valore soglia da attuare in caso di pericolo”.

Stessa situazione anche in Veneto. “Sulle scuole, se avessi deciso io, avrei fatto un fermo prudenziale. E quel che è scritto nel dpcm indirettamente lo conferma”. Lo ha dichiarato il presidente del Veneto, Luca Zaia. “Alla fine, il criterio dell’incidenza a 250 è un falso problema, perché a macchia di leopardo, in mezza Italia, si stanno chiudendo le scuole. E se ci trovassimo anche noi in questa situazione, lo faremmo anche noi”, ha aggiunto. “Le ragioni portate dal ministro Bianchi al tavolo sono ragionevoli. Ma quel che gli ho detto è che bisogna che le valutazioni siano sempre scevre da condizionamenti ideologici”, ha aggiunto Zaia. “Bisogna valutare fino in fondo se è opportuno un fermo o se procrastinare l’agonia. Aver fissato dei parametri per la chiusura delle scuole è una novità che riconosciamo al nuovo Dpcm. Ma è stata fatta una scelta che toglie discrezionalità, perché per derogare bisogna svolgere una serie di attività. Oggi, ad esempio – ha affermato – non potrei decidere in autonomia di chiudere le scuole. Quando però vedremo la pressione ospedaliera crescere, ci chiederemo perché sono stati fissati parametri così alti per la chiusura delle scuole”.

Anita: “Dad? Da lunedì saremo in piazza”

“Da lunedì andrò in piazza a protestare, eravamo già d’accordo e lo faremo. Siamo delusi perché sembra si torni addirittura indietro rispetto a un anno fa, si chiude tutto”. A parlare a LaPresse, un po’ controvoglia, è Anita, la giovanissima studentessa torinese dell’istituto secondario di primo grado Italo Calvino, diventata il simbolo della lotta contro la Dad. Da lunedì in tutto il Piemonte le scuole potrebbero sospendere la didattica in presenza per due settimane. “Dentro la scuola è tutto sicuro, il problema è il post scuola – spiega Anita – Se possiamo andare in giro perché non possiamo stare in classe in sicurezza?”.

Scuola, M5s: Con dpcm pericoloso passo indietro

“Non possiamo essere d’accordo con un decreto che chiude le scuole e lascia aperto tutto il resto. Con il nuovo Dpcm si fa un pericoloso passo indietro rispetto alla gestione della pandemia sul fronte scolastico: si sottovalutano i danni formativi e psicologici dei nostri ragazzi e, soprattutto, si rischia di avere l’effetto opposto a quello sperato”. Così le deputate e i deputati del MoVimento 5 Stelle in commissione Cultura. “Le Regioni in zona gialla e arancione – proseguono – torneranno a chiudere più facilmente le scuole perché autorizzate a livello nazionale e perché economicamente conviene di più rispetto a chiudere altre attività. Di conseguenza, però, gli studenti potranno frequentare di più altri spazi di socializzazione, sicuramente meno sicuri rispetto alle scuole, rischiando di contribuire maggiormente alla diffusione del virus. Questa strategia si fonda su un paradosso. Inoltre, stiamo mandando un messaggio profondamente sbagliato al Paese e alle giovani generazioni: è come dire che non vogliamo investire sul loro futuro”, concludono i portavoce pentastellati.

Comitato Priorità: 26 marzo mobilitazione nazionale contro chiusura

A sei mesi di distanza dalla grande manifestazione di Roma (26 settembre 2020), il Comitato Priorità alla Scuola lancia una nuova grande mobilitazione nazionale per il 26 marzo 2021, in concomitanza con lo sciopero indetto dai Cobas, a cui ha già dato la sua adesione il Coordinamento Nazionale Precari Scuola. Lo annuncia il Comitato in una nota. L’obiettivo della manifestazione – si legge – consiste nel chiedere che una congrua parte del Recovery Fund sia riservata al rilancio della Scuola pubblica: servizi educativi per l’infanzia, scuola dell’obbligo, superiori di secondo grado, dal nido all’università, il diritto allo studio deve essere tra le vere priorità del Paese; deve essere garantito anche un incremento della spesa pubblica annua portandola almeno ai livelli della media europea, pari al 5% del Pil. Il primo urgente provvedimento di riforma riguarda l’immediata riduzione del numero di alunni/e per classe, fissando un tetto massimo di venti, abolendo ogni possibilità di accorpamento per le classi successive. Si chiede che i finanziamenti del Recovery Fund siano utilizzati per il potenziamento di tutto il personale scolastico, con un piano di assunzioni e di stabilizzazione dei docenti precari, adeguamento degli spazi e degli edifici scolastici, con ripristino di vecchi edifici e realizzazione di nuovi.

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