Il direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute Gianni Rezza: Dato morti drammatico

Ancora molto alto il numero dei decessi da coronavirus in Italia che vede nelle ultime 24 ore altri 846 vittime del Sar-CoV-2, numero che porta il totale dei morti italiani a 65.857, come emerge dal bollettino del ministero della Salute.

Il dato è tra i più alti tra quelli registrati in questa seconda ondata ed è quasi il doppio rispetto a 24 ore prima, quando si erano avuto 491 decessi.

Ad aumentare sono anche i nuovi contagi registrati: +14.844 contro i 12.030 di lunedì, a fronte di un netto balzo nel numero dei tamponi processati (+162.880) il che porta a un calo nel rapporto positivi-tamponi, passato al 9,11% rispetto all’11,6% del giorno prima.

Notizie positive arrivano ancora una volta dai ricoveri che vedono il segno meno per le terapie intensive (-92 per un totale di 3.003) e i pazienti in ospedale con sintomi (-423 per un totale di 27.342). Continua il trend in discesa degli attuali positivi al Sars-COV-2 con una diminuzione di 11.796 e un totale degli attuali positivi sceso a 663.313. Sono invece 25.789 i nuovi guariti nelle ultime 24 ore, per un totale che si attesta a 1.141.40.

A livello regionale è ancora il Veneto a registrare il maggior aumento di contagi (+3.320). Seconda la Lombardia con +2.404: nella regione che più ha sofferto nella prima ondata c’è anche il dato della provincia di Varese che supera per nuovi casi quella di Milano (rispettivamente +632 e +594).

Il numero dei morti Covid è però quello che più preoccupa e strazia. Secondo il direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute Gianni Rezza si tratta di un “dato drammatico”. Per questo, durante la conferenza stampa al Ministero della Salute, Rezza è tornato a predicare la massima cautela possibile anche in vista delle festività. “È possibile che ciò che non vediamo sia addirittura più pericoloso di ciò che vediamo, facendo riferimento alla gente per strada”, ha ricordato sottolineando che “le feste sono fatte apposta per incontrarsi”.

“Nessuno è affetto da sadismo – ha aggiunto – ma se tante persone si incontrano in luoghi chiusi quelli diventano i contesti in cui il virus corre di più. Nessuno vuole impedire qualcosa a qualcuno per imposizioni o interferenze non dovute, ma è logico che il primo sentimento è proteggere i propri cari”.

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