Le antenne restano puntate sul Lazio

Per ora non cambiano le zone rosse italiane. Nonostante gli indicatori sulla diffusione del Coronavirus facciano registrare i primi miglioramenti, ‘prudenza’ resta la parola nel governo. Il temuto indice Rt, infatti, appare in calo un po’ ovunque e in quattro regioni è già tornato sotto l’1. Si tratta di Lazio (0,82), Liguria (0,89), Molise (0,94) e Sardegna (0,79), ma i valori medi oscillano tra 1 e 1,25 nella maggior parte dei territori. Questi risultati impongono di proseguire sulla strada del rigore, insistendo con la metodologia degli interventi mirati, strada che ormai tutti sembrano aver accettato. Per questo motivo non c’è nessuno spostamento nell’assegnazione delle fasce di rischio per le Regioni, se non l’entrata dell’Abruzzo in fascia Rossa. Una decisione comunque attesa. Mentre Roberto Speranza ha rinnovato le ordinanze per Calabria, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sicilia, Valle d’Aosta, prorogandole fino al prossimo 3 dicembre.

Le antenne restano puntate anche sul Lazio, che non se la passa bene ma riesce a rimanere in piedi nell’emergenza. Al punto che lo stesso governatore, Nicola Zingaretti, inviti a “non mollare” la presa proprio ora che “il miglioramento c’è” ma “devono diminuire contagi, ricoveri e decessi”. Un approccio diametralmente opposto è quello del collega presidente della Campania, Vincenzo De Luca, che ricarica i cannoni e spara nuovamente a zero sul governo. Parlando di Walter Ricciardi dice, senza peli sulla lingua, come suo costume: “Non è possibile avere collaborazione quando hai un consulente del ministro della Salute che dice il contrario di quello che fa il ministro. O se ne va uno o se ne va l’altro, non è accettabile questo pressappochismo”. Non manda giù nemmeno l’invio degli ispettori questa settimana, definendola “un’altra cialtronata propagandistica”, perché a suo modo di vedere, se “nell’ultima settimana abbiamo abbassato il tasso di positivi dal 16 al 15%” il merito non è dell’esecutivo, ma “delle misure che abbiamo preso” a livello regionale. Lo Sceriffo, poi, colpisce ancora Luigi Di Maio, accusandolo di aver detto “tante di quelle bestialità, con un assoluto sciacallaggio, che sono davvero intollerabili”.

Voltando pagina, resta ovviamente altissima l’attenzione sui vaccini, che dall’inizio del prossimo anno dovranno arrivare ad alleviare la crisi sanitaria dovuta al Covid-19. Fa discutere la presa di posizione del virologo Crisanti, che mette in dubbio l’efficacia degli antidoti in via di sperimentazione. Per il vice ministro della Salute, Pierpaolo Sileri, invece, “saranno sicuri”. E il presidente del Consiglio superiore di sanità, Franco Locatelli, assicura che comunque “seguiranno una serie di step ineludibili e garantiti”. Alcune Regioni, intanto, si preparano, come l’Emilia-Romagna di Stefano Bonaccini (guarito dal Coronavirus ma in cura per la polmonite), che ha già scelto i centri per lo stoccaggio. Mentre Alberto Cirio candida “il Piemonte e la sua tecnologia” per la gestione dei vaccini a livello nazionale: “Sono a disposizione per tutte le realtà d’Italia, Arcuri può trovare da noi una competenza tecnica da mettere al servizio di tutto il Paese”.

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