Nazionale ai piedi di Kean: il 'predestinato' a caccia di record

Il primo millennial della storia a segnare con la maglia azzurra è pronto a 'esplodere'

Moise Kean è abituato a bruciare le tappe. In bianconero e adesso anche in nazionale. Il primo millennial della storia a segnare con la maglia azzurra, nonché il secondo più giovane marcatore - all'età di 19 anni e 23 giorni - dopo Bruno Nicolè (ma prima di un certo Gianni Rivera) non vuole fermarsi alla pur magica notte del 'Friuli'. "Sono più contento, è un motivo in più per lavorare - ha detto non a caso nel post partita contro la Finlandia - Sono pronto a battere altri record". Riflessione condivisibile per un giocatore che a Torino è circondato da campioni, CR7 su tutti ("accanto a uno come lui è impossibile non imparare"), soprattutto andando a guardare la sua - seppur breve - storia da calciatore.

L'attaccante nato a Vercelli da genitori ivoriani ha esordito in Serie A il 19 novembre 2016, a 16 anni, subentrando nel match con il Pescara. Tre giorni più tardi arriva anche il debutto in Champions League, in uno spezzone di partita a Siviglia: Kean si ritrova catapultato così in prima squadra in un ambiente come quello bianconero abituato alla vittoria e alla cultura del lavoro. A fine anno, nell'ultima giornata di campionato, ecco puntuale la prima rete. E' il 27 maggio 2017 e l'avversario è il Bologna. Il calciatore classe 2000 diventa così il primo della sua annata a trovare la via del gol in uno dei massimi campionati europei. La stagione successiva passa in prestito alla neopromossa Verona, ma l'esperienza si rivela complicata, con 4 gol in 19 presenze, complice anche un infortunio che lo costringe a saltare l'ultimo scorcio del campionato. La scorsa estate torna alle base per restarci, nonostante alla porta di Paratici ci sia la fila per averlo in prestito, soprattutto a gennaio. L'attaccante rimane però a Torino e a gennaio sboccia definitivamente, anche perché Massimiliano Allegri comincia a ritagliargli uno spazio più consistente in prima squadra. In Coppa Italia a gennaio, ancora contro il Bologna, va a segno alla prima da titolare. A marzo poi realizza la prima doppietta, contro l'Udinese, prestazione che convince il tecnico toscano a puntare su di lui anche nell'incandescente finale di partita contro l'Atletico Madrid nel ritorno degli ottavi di Champions League.

A quel punto per il baby bianconero si spalancano le porte di Coverciano, anche perché Mancini - che storicamente sui giovani ci prende spesso - lo aveva già adocchiato facendolo esordire a novembre nell'amichevole contro gli Stati Uniti. Questa volta però, anche per le assenze di due pilastri in attacco come Chiesa e Insigne, il 'predestinato' - come lo ha ribattezzato il ct - si guadagna subito una maglia da titolare. E Kean risponde presente al primo colpo. Per alcuni è l'attaccante del futuro dell'Italia, disperatamente alla ricerca di un centravanti di riferimento e di affidamento, per altri un potenziale campioncino pronto a 'esplodere' appena troverà continuità anche con il suo club. Di certo, considerando anche il fresco infortunio di El Shaarawy, che ha abbandonato il ritiro al pari di Piccini restringendo ulteriormente le rotazioni a disposizione di Mancini, al momento è difficile pensare di lasciarlo fuori per la sfida contro il Liechtenstein. Anche perché Moise Kean ha fretta di battere altri primati.

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