Mediapro, "mas que una tv". Cambierà il calcio e le abitudini degli italiani
Viaggio nel gruppo spagnolo che si è aggiudicato i diritti della serie A. Strutture e idee avveniristiche. "Ma voi dovete cambiare mentalità"

Citando il famosissimo claim che campeggia sulle gradinate del Camp Nou per rendere omaggio all’immensità calcistica del Barcellona, sostanzialmente il colosso Mediapro è ‘mas que una tv’. Non a caso, è davvero un colosso che produce e distribuisce contenuti audiovisivi in quattro continenti, dalla Liga alle serie televisive, fino ai documentari e alle fiction. Un colosso che nell’ultimo anno ha avuto un fatturato di più di un miliardo e mezzo di euro e che da qualche settimana ha in mano tutti i diritti della serie A, quindi un’altra scommessa da un miliardo e qualche spicciolo. Non proprio peanuts.

Diagonal 177, un modernissimo grattacielo di vetro e metallo, è la sede che ospita il quartiere generale del gruppo catalano, anche se a Madrid la location è ancora più sfarzosa e più frequentata: qui lavorano tutti i giorni Jaume Roures e Tatxo Benet, che - dal nulla - dieci anni fa hanno creato un impero; qui ci sono studi tv avveniristici di mille metri quadrati(in totale sono 58) molto simili a delle piazze d'armi; qui si affannano un centinaio di giornalisti per produrre i molteplici contenuti editoriali di Mediapro e oltre il doppio faticano a Madrid (in totale sono 561, con 543 producers e 74 ingegneri); qui c'è una specie di acquario psichedelico con decine di monitor dove vengono ricevute, elaborate, sottotitolate (in inglese e spagnolo), archiviate e distribuite le immagini di tutte le partite della Liga che poi un segnale internazionale provvederà a smistare in ogni parte del mondo, da Maputo a Santiago del Cile; qui vengono coordinati i 52 Ob van, insomma i camion regia che sono appartamenti viaggianti su e giù per la penisola iberica.
 

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata