Marchisio, le polemiche e le telecronache antijuventine
Il tweet del giocatore contro la Rai ha sollevato un polverone, scatenando le proteste della tv di Stato e dei tifosi bianconeri: la legge del più debole

Il punto di partenza è un tweet di Claudio Marchisio durante Inter-Juventus di Coppa Italia, latore di una considerazione abrasiva sul commento alla partita “confezionato” della Rai (il Cdr ha poi dato solidarietà al collega Cerqueti) . Commento non felicissimo (“Telecronaca fatta da un non vedente”, si legge), d'accordo, ma nemmeno così inqualificabile da mettere in moto una sorta di Santa Inquisizione. Per come la leggiamo noi si tratta di una considerazione da bar esplicitata da un personaggio pubblico. E, su questo aspetto, Marchisio dovrebbe/dovrà avere in futuro maggiore sensibilità.

Il ragionamento, però, va esteso e dilatato oltre Marchisio (che si è poi scusato), il tweet, le repliche e le controrepliche, eccetera eccetera. Perché la telecronaca di Inter-Juventus ha sollevato “a prescindere” molte proteste dal fronte dei tifosi bianconeri, che hanno utilizzato i social per dare voce al loro disagio. Del resto, non è stata sicuramente una scelta felice affiancare al telecronista, Gianni Cerqueti, un commentatore dal passato nerazzurro (Paolo Tramezzani). Si dirà, ma anche Sky spesso utilizza Beppe Bergomi – bandiera interista molto più del Tramezzani medesimo – per le sfide della squadra di Mancini, però non si è mai sentito l'ex campione del mondo urlare “gooool” come è invece accaduto al momento della terza rete di Brozovic. E non sono state nemmeno felici molte interpretazioni tecniche in sede di commento, ma questo ci può stare: come un centravanti sbaglia un gol a porta vuota, un giornalista può steccare una valutazione, ancorché dotato di moviola.

 

 

Sky si paga, la Rai è un servizio pubblico. Il dettaglio non è ininfluente, malgrado sia una che l'altra dovrebbero essere sempre super partes e invece spesso sono di parte. L'impressione è che l'antijuventinismo a volte venga cosiderato un po' cult un po' un must, perché chi vince è antipatico, o per lo meno più antipatico di chi non vince quasi mai o addirittura perde. Stare a fianco dei più deboli è umanissimo: basta solo farlo con classe.

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