Malagò-Fabbricini, coppia forte contro il disastro del calcio italiano
Dovranno affrontare problemi complessi come il separazionismo della Lega. Management da ricostruire. Si partirà dal ct della nazionale, ma è quasi l'ultimo dei problemi

La linearità delle scelte, cioè Roberto Fabbricini commissario affiancato dai sub Billy Costacurta e Angelo Clarizia, rappresentano la garanzia che Giovanni Malagò - a sua volta nominato da Fabbricini commissario della Lega di Serie A - ha preso a cuore il destino del calcio italiano e della federazione che lo governerà. Saranno almeno sei mesi - a naso forse il doppio - molto intensi, là dove il triumvirato azzurro dovrà porre mano a un disastro dirigenziale e sportivo senza precedenti. Non sappiamo se il presidente del Coni abbia scelto il meglio o potesse scegliere di meglio ma in assoluto emerge la necessità di fare in fretta e bene.

Fabbricini commissario ha un senso solo se lo si aggancia al commissariamento della Lega di serie A da parte di Malagò medesimo: infatti, se non viene risolto una volta per tutte l'inghippo della componente più nobile del nostro pallone sarà difficile provvedere al resto. In Lega gli interessi sono divergenti, il tasso di incompatibilità è alto, gli arroganti si confondono con i mercanti: il rischio di arrivare a nulla e di intaccare uno stato di servizio scintillante è alto. Però calcolato. Nel ginepraio di via Rosellini, a Milano, non sarà facile conciliare l'anima separazionista di chi sogna da tempo di dare vita a una Lega europea - e si sta agitando per questo - e chi si premura di preservare gli interessi dei club più deboli facendo cartello. Malagò dovrà trovare una linea comune e ricostruire per intero il management, aiutato da Paolo Nicoletti e Bernardo Corradi.

Parallelamente agirà su via Allegri il segretario generale del Coni, Fabbricini. Tenuto conto della presenza del professor Clarizia, cassazionista, esperto di diritto amministrativo, come subcommissario e di altri avvocati nel team di lavoro, viene da immaginare che sarà finalmente riscritto lo statuto federale. Fabbricini, a caldo, ha parlato subito del nuovo ct, non perché sia il problema più delicato ma perché è quello che maggiormente interessa alla gente, ai tifosi. Eppure sarebbe miope cominciare a risolvere le distonie del nostro calcio dal commissario tecnico, un po' come lucidare la poppa del Titanic dopo aver centrato l'iceberg. E poi quale allenatore di livello accetterà di imbarcarsi in un progetto di rilancio senza conoscere capo e capetti, obiettivi e strategie?

La sensazione è che ci attendano mesi convulsi e assai complicati. Mesi con diverse sfumature di grigio. La garanzia è e sarà Giovanni Malagò, che ha scelto di metterci la faccia.

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