Juventus, euroflop pure per chi ha costruito la squadra
Ormai è chiaro che la Juventus sa spadroneggiare solo in Serie A

Certo, ci sono sempre i miracoli. Ma è altamente probabile che l'avventura della Juventus in Champions League sia finita dopo i primi 90 minuti contro il Real Madrid e di fronte a quella rovesciata sontuosa di Cristiano Ronaldo. Però sarebbe superficiale ridurre l'umiliazione europea dei campioni d'Italia solo alla classe superba del fenomeno portoghese: dietro la sconfitta dell'Allianz Stadium c'è dell'altro e, onestamente, non può consolare il "passo avanti" rispetto a Cardiff con cui Massimiliano Allegri ha impacchettato la sconfitta: 4-1 in Galles, 3-0 a Torino, con il bonus di due traverse. No, si tratta di un'analisi fasulla.

Ormai è chiaro che la Juventus sa spadroneggiare solo in Serie A, dove il livello medio è alquanto basso, e viene ridimensionata appena varca i confini patrii. Già contro il normalissimo Tottenham aveva rischiato di uscire, il Real Madrid ha confermato - a distanza di quasi un anno - di essere (troppo) più forte. Ronaldo a parte, ovviamente. Nella Juventus ci sono giocatori di sicuro talento ma immaturi per i palcoscenici europei come Paulo Dybala o come Rodrigo Bentancur; ce ne sono altri sul viale del tramonto come Andrea Barzagli; ce ne sono altri ancora in fase involutiva come Alex Sandro; c'è chi non sempre sa essere protagonista nei grandi appuntamenti come Gonzalo Higuain. E c'è chi, infine, è stato comprato per colmare il gap e non ha aggiunto nulla, da Mattia De Sciglio a Douglas Costa. Dopo 22 anni di attesa (Roma 1996, gestione Giraudo-Moggi-Bettega) e due finali perse a stretto giro di posta, qualcuno si era illuso che fosse la volta buona. Invece, l'obiettivo più importante della stagione è svanito in una notte di pioggia battente e di riflessioni amare. La disfida con le spagnole è sempre triste per i bianconeri: tre ceffoni dal Barcellona il 12 settembre all'esordio nel gironcino di qualificazione, tre ceffoni nella rivincita con i galattici. Dolore.

La Juventus di Cardiff era più debole del Real Madrid, quella dell'altra sera pure. Chi doveva provvedere a consolidarla, cioè l'amministratore delegato Beppe Marotta, ha sbagliato pur spendendo un capitale: dai 46 milioni per Douglas Costa, ai 40 per Federico Bernardeschi, ai 20 per Matuidi, ai 12,5 per De Sciglio, ai 9,5 per Rodrigo Bentancur, ai 15 per Wojciech Szczesny. Con un simile tesoretto da spendere, poteva fare meglio, Marotta, al quale il presidente Andrea Agnelli ha sempre dato massima apertura sul mercato in maniera di affrancarsi dalla volatilità di campioni e bidoni.

Ora i conti non tornano, nemmeno quelli economici, perché l'uscita di scena dalla Champions League ha un costo che si ripercuoterà sul bilancio e sulla prossima campagna acquisti: meno introiti, meno margini di manovra per comprare, probabile sacrificio di qualche asso in stile Paul Pogba, l'addio prevedibile di un'icona, Gianluigi Buffon. Sempre salvo miracoli al Santiago Bernabeu, che non è proprio uno stadiolo di provincia per imbastire una rimonta.
 

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata