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Ibra, futuro ancora in bilico. E Malmoe non lo ama più

Lo svedese non ha ancora sciolto la riserva sulla sua prossima squadra e i suoi tifosi lo prendono di mira

A Malmoe per anni ha lasciato il segno, con i suoi colpi geniali accompagnati dagli eccessi di protagonismo diventando anche simbolo del riscatto degli immigrati contro i critici macchiati di razzismo. Ma adesso l'idillio tra la sua città natale e Zlatan Ibrahimovic, 38enne ma sempre più centro di gravità del mercato di gennaio tra sponde italiane e ipotetici lidi inglesi, si è esaurito del tutto, da quando il fuoriclasse svedese di origine slava (padre bosniaco e madre croata) ha deciso di acquistare quote dell'Hammarby, club di Stoccolma con l'intento di farlo diventare una squadra di vertice a livello continentale.

La statua di bronzo con la sua effigie, posizionata lo scorso ottobre davanti allo stadio di Malmoe, è ormai regolarmente profanata e presa di mira. I piedi tagliati e una corda attorno al collo sono le ultime manifestazioni di dissenso espresse da alcuni vecchi tifosi che si sentono traditi dall'eroe che ha deciso di investire e fare grande un'altra squadra svedese ma non quella che lo ha accudito e amato.

"Con Malmoe è finita, è rottura", ha dichiarato Kaveh Hosseinpour, vicepresidente dei sostenitori del club dove l'attaccante ha iniziato la carriera nel 1999. Intervistato sul sito americano TMZ, Ibra ha minimizzato gli episodi di vandalismo, le cui immagini sono state diffusi sui social e pubblicati sulla stampa. Il 38enne attaccante è cresciuto a Rosengard, quartiere popolare di Malmoe, dove si è forgiata la sua leggenda. "Non passa giorno senza che un giovane mi dica di essere il nuovo Zlatan", ha detto Ivan Milosevic, cittadino di Malmoe che da bambino giocava con la stella dell'FBK Balkan. "Con lui la Svezia non è più solo Ikea, ABBA e polpette, è Zlatan, Ikea, ABBA e polpette", ha aggiunto il connazionale Kaveh Hosseinpour.

Il potere di identificazione è ancora più vivido tra i giovani immigrati che ammirano la sua arroganza, il suo individualismo e la sua ambizione in un paese liberale ma luterano, dove discrezione e umiltà rimangono virtù cardinali e dove il successo sociale non è necessariamente diffuso su Instagram.

Ma adesso il calciatore che viene considerato un "bene pubblico nazionale" dalla stampa svedese e si confronta facilmente con le divinità, forte delle sue 116 presenze in nazionale, sta subendo un calo di popolarità nella città che lo ha accolto. Lui però non sembra farsene un cruccio e sarebbe sua intenzione di continuare, nonostante l'età, ad alimentare la sua leggenda calcando ancora i campi di gioco. L'ex di Ajax, Milan, Inter, Barcellona, Psg, Manchester United, dopo la sua esperienza negli Usa con i Los Angeles Galaxy era dato in arrivo in Italia, con il Milan in pole, ma la trattativa con i rossoneri sembra essersi arenata e c'è chi ipotizza adesso un suo possibile addio al calcio convincendosi di non essere pronto a fare la differenza.

L'opzione Napoli sembra essere tramontata così come quella di un suo arrivo al Bologna e dall'Inghilterra non ci sono certezze e conferme su interessamenti di club inglesi (ultimo l'Everton): solo tre settimane fa il 'Telegraph' parlò di rifiuto dal parte del giocatofe ad ogni possibilità di ritorno in Premier League. La lunga attesa sulla futura destinazione dello svedese dunque sembra far presagire ad una scelta diversa. Ma Ibra, colpito nell'onore come la sua statua scalfita dai vandali, è un tipo assai imprevedibile. E chissà se sotto Natale non faccia un annuncio talmente inatteso da spiazzare tutto e tutti.

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