Gullit: Crujff è stato il mio maestro, al Milan ho imparato tanto
Parla l'ex rossonero: La mia squadra era fortissima

 "Cruijff è stata una persona importante per me, quando giocavamo al Feyenoord era il mio insegnante in campo. Con la palla indicava ai giocatori dove andare, era bravo ad anticipare i problemi che potevano esserci e ho imparato molto da lui". Così l'ex calciatore e allenatore Ruud Gullit ha presentato questa mattina il suo libro 'Non guardare la palla' ai microfoni di RTL 102.5. L'ex giocatore olandese ha parlato a lungo della sua carriera. "Al Milan avevamo una squadra molto forte e quando hai Donadoni, Ancelotti e Rijkaard che fanno pressing su Maradona, e Maradona ha ancora la palla, devo dire che sei bravo, molto bravo. Ho visto Maradona anche con infortuni - ha aggiunto - ma non voleva mai lasciare il campo, era un fenomeno egli ho visto fare cose straordinarie. Quando vedo fare paragoni con Messi, con tutte le telecamere e la protezione che ha Messi adesso, lo paragono a Maradona che doveva dribblare, saltare i contrasti per non rompersi la gamba, e adesso non si fanno più questi contrasti. Messi può dribblare tranquillamente senza prendere botte, mentre ai tempi Maradona si era già rotto la gamba, da Goikoetxea, perché lo cercavano, oggi non si fanno più queste cose. Vedere Maradona sotto queste pressioni e andare contro i migliori difensori del mondo, che giocavano in Italiaà per me è un fenomeno".

C'è un ricordo di quel periodo, di quel campionato italiano incredibile, c'erano Maradona, Platini, Zico, Van Basten. "All'epoca potevi avere solo tre stranieri e c'erano i migliori stranieri del mondo, e venivano in Italia, da tutti i Paesi del mondo. Il livello era talmente alto - e difficile che devo dire di aver imparato molto da questi giocatori, perché dovevo essere ancora più bravo di loro. Dovevo lavorare, lavorare molto", ha ricordato. Sul più bravo allenatore che ha avuto, Gullitt non si è sbilanciato: "Difficile, sono tutti bravi e ognuno mi ha dato qualcosa di importante nella mia carriera. Dal 100% c'è sempre il 10% che prendi da uno, il 20% da un altro, ci sono anche tanti giocatori che mi hanno influenzato. Sono stato fortunato ad avere la gente giusta". Sulla partita che ricorda meglio. "Naturalmente il mio debutto, la prima da professionista con l'Haarlem contro il MVV, e dopo quando ho vinto la finale di Champions League contro lo Steaua Bucarest a Barcellona", ha detto. Poi c'è la finale dell'Europeo del 1988. "Questo è il massimo. Vincere con la tua nazionale è la cosa più bella che c'è", ha concluso.
 

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