Gattuso: "Il Var leva i cattivi pensieri". Ma la Lazio non ci sta e grida al complotto
Biancocelesti scatenati dopo Lazio-Torino. Ma alla fine del primo tempo, Giacomelli poteva decidere diversamente

"La Var è uno strumento importante che non ti fa pensare male, è una cosa che nel calcio ci voleva". Pensieri e parole di Rino Gattuso, uno che sui campi di calcio ne ha viste di tutti i colori e ha partecipato a ogni sorta di scontro e di discussione. I fatti di ieri sera in Lazio-Torino, però, hanno presentato una serie di concomitanze davvero straordinarie tali da mettere in crisi il meccanismo stesso del Var. L'arbitro Piero Giacomelli, poi, ci ha messo del suo. Risultato? Lazio (società, giocatori e tifosi) inferociti, non senza qualche buona ragione e propensi a pensare (e qui, probabilmente, esagerano) che ci sia un "sistema" che vuole "escluderli".

I fatti dell'Olimpico - Torniamo un attimo a ieri sera e mettiamo insieme i fatti. Siamo al 45' del primo tempo di Lazio-Torino, sullo 0-0. C'è un'azione sulla sinistra dell'attacco laziale. Immobile, in area, colpisce il pallone che sbatte direttamente sul braccio (molto staccato dal corpo) di Iago Falque. Tutti i laziali alzano le braccia e gridano al rigore. Giacomelli, che è a pochi metri, fa ampi cenni di diniego: ha visto bene (e quindi non può non aver visto il tocco di mano evidentissimo) ma ha ritenuto che Immobile e Iago Falque fossero troppo vicini. Qui Giacomelli prende una decisione forse sbagliata (molti arbitri avrebbero fischiato tranquillamente il rigore perché il granata aveva le braccia molto larghe e ha sicuramente aumentato il volume del suo corpo), ma da qui in avanti è anche sfortunato, oltre a prendere un'altra decisione quantomeno opinabile. La sfortuna, infatti, vuole che Milinkovic Savic s'inventi un assist con "cucchiaio" per Immobile solo in area: girata al volo e base del palo. Immobile non ci vede più dalla rabbia: rigore non dato e tiro sfortunato. Nel tornare sui suoi passi, incontra il vecchio piarata Burdisso e gli va sotto come per dargli una testata. La testa di Immobile scatta indietro, ma non in avanti e, alla fine, sono le due guance che si appoggiano una alll'altra. Come dirà Mihajlovic, "gli ha dato un bacio un po' troppo focoso...".

Qui Giacomelli, commette un primo errore di "contesto". Ascolta il silent check che gli parla di Immobile e della testata e va a vedere il Var. L'intero stadio pensa: "darà il rigore alla Lazio e ammonirà o forse espellerà Immobile". Niente da fare: Giacomelli considera già chiuso l'aspetto del rigore e si occupa solo del caso Immobile. Le immagine lo convincono che l'attaccante della Lazio è da cacciare e tira fuori, nell'incredulità generale, il cartellino rosso. Burdisso, che al momento della "guanciata" si era buttato per terra secondo copione, va dall'arbitro e gli dice: "Non è successo niente, non mi ha fatto niente". Tutto inutile. Giacomelli ha deciso, non torna sui suoi passi, espelle Immobile e sancisce la fine anticipata della tenzone che, infatti, da lì in avanti, avrà poca storia.

Un Giacomelli più attento al contesto avrebbe potuto "cavarsela" non dando il rigore e limitandosi al giallo a Immobile. Nessuno se la sarebbe presa. E' vero che gli arbitri non devono essere salomonici ma arbitrare secondo quello che succede e quello che vedono. Qui, però, alcune cose erano del tutto opinabili e forse, gestendole, con un po' di senso comune, Giacomelli avrebbe evitato tanti guai a se stesso e al meccanismo del Var.

Diaconale e la Lazio -  Ed ecco, Arturo Diaconale, giornalista di lungo corso e portavoce della Lazio: "Un errore con la Roma, un errore con la Fiorentina, un errore con la Sampdoria, un doppio errore con il Torino. Quando gli errori diventano una catena continua scatta il diritto al sospetto". Diaconale interviene su Facebook: "non è piagnisteo, complottismo o alibi per le proprie carenze ma la legittima richiesta di un campionato regolare, trasparente, corretto e non lo strumento per colpire chi non fa parte del coro". Quindi un chiaro riferimento alle vicende di politica sportiva che riguardano il presidente Claudio Lotito. "Parlo di Lazio? Certo. E la butto in politica calcistica? Certo. Perché ho troppa esperienza per non dare ragione al Cardinal Bellarmino quando diceva che a pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca". Poi, addirittura, l'ipotesi di ritirare la squadra (ovviamente abbastanza campata per aria): "C'è una richiesta della tifoseria di compiere degli atti per protestare, in ipotesi estrema ritirare la #Lazio dal campionato. A nome di tutti i tifosi della Lazio chiedo che non ci siano più questi errori, vogliamo un campionato corretto".

Malagò - Giovanni Malagò, presidente del Coni, difende il Var: "E' una grande conquista, oggettivamente ha attutito e diminuito i casi in discussione. C'è ovviamente un tema, su quando applicarla e come interpretarla ma questo non significa aver paura della tecnologia", ha aggiunto il numero 1 dello sport italiano a Sky. Quando applicarla e come interpretarla, appunto: quello che ieri sera, Giacomelli avrebbe potuto fare".

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata