"Kanté rifiutò pagamenti in paradisi offshore": nuove rivelazioni firmate Football Leaks

Il centrocampista del Chelsea fermò tutto nonostante il 'consiglio' del suo avvocato. Le notizie diffuse poco dopo quelle su Infantino (Fifa), Mbappé, Psg e City

Poteva vedersi pagato parte del suo stipendio al Chelsea a condizioni fiscali vantaggiose o ricevere pagamenti offshore per i suoi diritti d'immagine, ma N'Golo Kanté ha rifiutato questa possibilità nonostante il 'consiglio' del suo avvocato. È accaduto pochi mesi prima che il centrocampista lasciasse il Leicester nel luglio 2016, quando il club di Londra per assicurarselo pagò 36 milioni di euro (32 milioni di sterline). Allora venne creata una società chiamata "NK Promotions", registrata nel Jersey, l'isola più grande del canale della Manica, in un apparente tentativo di pagare il 10 per cento dei redditi del giocatore all'estero per evitare le tasse. 

Arrivano nuove rivelazioni dai documenti Football Leaks. A riportare la notizia in un report è il sito investigativo francese Mediapart, che però non è sicuro se la società fosse stata creata dai dirigenti del Chelsea o dai parenti di Kanté. Nonostante questa possibilità, nel 2017 il calciatore rifiutò la proposta attraverso il suo consulente fiscale, che in una mail ai dirigenti del Chelsea aveva scritto come "N'Golo è inflessibile e vuole semplicemente un normale stipendio". "Dopo aver letto numerosi articoli di stampa sui diritti d'immagine e le indagini fiscali contro giocatori e club - continuava la mail -, N'Golo è sempre più preoccupato che l'assetto a lui proposto possa essere messo in discussione dalle autorità fiscali e ha deciso di non voler correre rischi".

L'ennesima rivelazione. Un'altra, ennesima, rivelazione, quella sul centrocampista dei Blues, che arriva pochi giorni dopo quella sul Psg. Dal 2013 al 2018, sempre secondo i documenti di Football Leaks, i responsabili dell'area scouting del club parigino utilizzarono criteri etnici nelle schede di valutazione dei giovani giocatori. Dei moduli, infatti, venivano utilizzati per valutare potenziali giovani acquisti, includendo nella valutazione la loro appartenenza etnica. La loro origine doveva essere indicata in 'francese', 'magrebina', 'delle Antille', 'africana' e il 'social profiling' legato alla provenienza etnica è un'attività considerata illegale al giorno d'oggi in Francia. Un fatto confermato dall'ex osservatore del Psg per la Normandia, Serge Fournier: "Il Psg - ha raccontato - non voleva che reclutassimo giocatori nati in Africa, perché non si è mai sicuri della loro data di nascita".

Anche il presidente attuale della Fifa, Gianni Infantino, è finito nel polverone per aver "parlato con il presidente statunitense Trump per chiedergli di organizzare i Mondiali 2026 in Usa, Messico e Canada", torneo che è stato poi assegnato al Marocco. Tra i motivi d'accusa anche il Fair Play finanziario: Infantino, infatti, avrebbe difeso Psg e City nonostante l'evasione in due di 4,5 miliardi di euro, versati negli ultimi sette anni dal Qatar e dagli Emirati Arabi Uniti, proprietari dei due club. Nella polemica erano anche rientrati l'allora allenatore del Bayern Monaco Pep Guardiola (accordo con il club di Manchester due mesi prima della comunicazione ufficiale ai tedeschi) e Kylian Mbappé (arrivato a Parigi dopo la trattativa fallita in extremis tra lo staff del giocatore e il Real).

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