Flop Italia: dalla crisi di gol alla confusione di Mancini

Dopo l'ennesima prestazione incolore contro il Portogallo, la nazionale rischia di retrocedere in Lega B di Nations League, prolungando così la scia di figuracce che dura ormai da un anno

Una vittoria all'attivo, per altro di misura contro la modesta Arabia Saudita, due sconfitte e due pareggi, seppur contro avversari di livello. Con la non certo rosea prospettiva di retrocedere nella Lega B di Nations League e la sensazione di non aver fatto passi in avanti concreti da quando, nel maggio scorso, si è seduto sulla panchina più chiacchierata e ingombrante d'Italia. Anche Roberto Mancini finisce inevitabilmente sul banco degli imputati dopo l'ennesima prestazione incolore offerta dalla nazionale nell'ultima partita contro il Portogallo.

La rivoluzione messa in atto dal ct, con ben nove cambi nell'undici titolare, tra la sfida di Bologna e quella di Lisbona non ha prodotto i risultati sperati. Anzi sembra aver tolto quelle poche certezze che la squadra aveva assorbito. Smantellato il 4-3-3 che aveva rappresentato la stella cometa del progetto tecnico nei suoi primi mesi in azzurro, l'ex allenatore dell'Inter ha rispolverato un 4-4-2, o 4-2-4 di venturiana memoria in fase di possesso, che non ha smussato i difetti intrinseci di questa nazionale. Che traballa dietro, fatica a trovare una compattezza tra i reparti e a orchestrare trame di gioco. E che soprattutto non segna, problema palesato immediatamente dal selezionatore dell'Italia al termine della partita persa in Portogallo. Anche affiancare Zaza e Immobile, la 'coppia ignorante' che ben si era comportata sotto la gestione Conte, non si è rivelata la mossa azzeccata per sfatare il tabù gol (appena cinque in cinque partite). Mancini a turno ha provato tutti gli attaccanti nel giro della nazionale: da Balotelli a Belotti, passando per Berardi e Insigne, fino alla new entry Chiesa. Il risultato ottenuto è quello di un reparto dove non esistono gerarchie né di conseguenza punti di riferimento a cui aggrapparsi. Non va tanto meglio sulla linea mediana, dove - Jorginho a parte - nessuno ha veramente convinto.

"Serve tempo, i giovani devono crescere", è il mantra a cui si sono aggrappati in queste ore sia il ct azzurro che alcuni componenti del gruppo, da Romagnoli ("siamo giovani, i risultati arriveranno") a Bernardeschi ("Mancini è l'uomo giusto, bisogna dargli fiducia e avere pazienza nel suo lavoro"), tuttavia la classifica della Nations League (pur sempre una competizione ufficiale con tre punti in palio e che avrebbe potuto costituire un trampolino di lancio importante verso la qualificazione a Euro 2020) parla chiaro. L'Italia rischia di retrocedere in Lega B, prolungando la scia di figuracce dopo la mancata qualificazione al Mondiale e le due eliminazioni nella fase a gironi maturate nel 2010 e 2014. E la vittoria in gara ufficiale manca ormai da un anno, il 9 ottobre, ovvero dal successo sull'Albania. Pochi giorni dopo, il 14 a Chorzow, l'Italia si giocherà in Polonia le residue speranze di non chiudere all'ultimo posto il girone di Nations League. La speranza è di invertire il trend e non dover riaggiornare, in negativo, le statistiche di questi tempi sfavorevoli al movimento azzurro.
 

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