Elezioni Figc, Carraro: "Vertici del calcio hanno fallito, ora commissario riformi"
Giovedì la riunione straordinaria della Giunta nazionale del comitato olimpico deciderà in merito e Malagò potrebbe scegliere di prendere l'incarico in prima persona

Il calcio italiano è nel caos. Dopo la mancata elezione del presidente della Figc ora il mondo del pallone nostrano sarà commissariato dal Coni. Giovedì la riunione straordinaria della Giunta nazionale del comitato olimpico deciderà in merito e il presidente Giovanni Malagò potrebbe scegliere di prendere l'incarico in prima persona. LaPresse ne ha parlato con il senatore Franco Carraro che, nel corso della sua carriera, ha ricoperto tutti e tre i ruoli chiave di questa vicenda. Presidente del Coni, presidente ed anche commissario della Figc.

Che opinione si è fatto della mancata elezione del presidente della Figc?

"Lunedì i vertici del calcio italiano, pur essendo persone eccellenti, hanno dimostrato di essere incapaci di gestirsi. Dopo che tutti avevano detto che bisognava evitare il commissariamento non sono stati in grado di eleggere il presidente. Nella loro funzione di dirigenti hanno fallito. Ora il commissariamento è inevitabile".

Sarà Giovanni Malagò il commissario della Figc?

"Nella storia la Figc ha avuto diversi commissari. Salvo la vicenda di Guido Rossi, ma si tratta di una situazione particolare perché c'era Calciopoli, il commissario è sempre stato il presidente o il segretario generale del Coni".

Quali sono le prime mosse che dovrà mettere in atto il commissario della Figc?

"Siccome la Federcalcio ha dimostrato di non essere in grado di gestirsi credo che il commissario debba prima di tutto cercare di mettere in atto quelle riforme di cui il calcio ha bisogno. Non sarebbe logico fare una gestione commissariale breve solo per traghettare alle prossime elezioni del presidente".

L'opinione pubblica spingeva per Damiano Tommasi. Perché sembra impossibile l'elezione di un calciatore ai vertici della Figc? "

"Essere stato un calciatore non è sufficiente. Bisogna dimostrare anche di essere un bravo amministratore. Penso alle esperienze di Boban, Boniek e Rummenigge. Io stimo molto Damiano Tommasi ma credo che sia una cosa che si debba preparare con il tempo".

Come giudica la situazione di stallo che si è creata in Lega A?

"Le società di Serie A devono mettersi in testa che hanno l'obbligo di occuparsi anche della cosa pubblica che riguarda il calcio. Questo è alla base della crisi. Ora anche lì ci sarà un commissario con due obiettivi. La partita dei diritti Tv, che è molto importante, e poi chiuderli tutti dentro un conclave…".

Dopo la mancata candidatura alle prossime elezioni politiche quale sarà il suo futuro? "

Io ho 78 anni. Non ci sono state le condizioni per candidarmi ma va bene così. La mia passione politica nel campo di Forza Italia rimane ma non è la mia professione, e lo dico con tutto il rispetto di chi invece lo fa per mestiere. Sono operativo ormai dal 1961, ho fatto il presidente di federazione, del Coni, il ministro, il sindaco e il senatore. Ma non scriva che ora io possa avere un qualsiasi ruolo nel mondo del calcio perché direbbe una falsità". 

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