Morte di Astori, indagati due medici: falsificarono l'idoneità

Sono accusati di omicidio colposo. Il capitano della Fiorentina era affetto da cardiomiopatia aritmogena del ventricolo destro. Avrebbe dovuto smettere di giocare perché questa malattia non è compatibile con l'attività fisica spinta

Era possibile evitare la morte del capitano della Fiorentina Davide Astori, avvenuta il 4 marzo scorso, a 31 anni, a causa di una patologia cardiaca, una tachiaritmia degenerata in fibrillazione ventricolare? A questa domanda sta tentando di dare una risposta la procura di Firenze, a cui i colleghi della procura di Udine, nel giugno scorso, avevano passato l'inchiesta. In queste giorni due medici che lavorano in strutture pubbliche incaricate di certificare l'idoneità sportiva, una con sede a Firenze e l'altra con sede a Cagliari, sono stati raggiunti da avvisi di garanzia per l'ipotesi di reato di omicidio colposo. I due professionisti avrebbero firmato le idoneità all'attività sportive di Astori che, cresciuto nelle giovanili del Milan, aveva militato nel Cagliari e nella Roma prima di approdare alla Fiorentina.

Il difensore viola era stato trovato senza vita alle 9.30 del 4 marzo nella sua camera d'albergo, a Udine, dove era in ritiro con la squadra prima del match contro l'Udinese, che avrebbe dovuto disputarsi alla Dacia Arena nel pomeriggio di quella domenica. Il mondo del calcio si era fermato, la giornata di campionato era stata annullata. All'esterno dello stadio Artemio Franchi era nato un muro di sciarpe, fogli, bandiere striscioni e fiori in ricordo del Capitano. Ai funerali nella Basilica di Santa Croce, celebrati l'8 marzo, avevano partecipato diecimila persone, insieme a numerosi esponenti del mondo del calcio e di tutte le squadre di serie A.

Astori soffriva di una forma iniziale di cardiomiopatia aritmogena del ventricolo destro, patologia evidenziata nella perizia consegnata alla procura di Udine dal professore emerito Gaetano Thiene, di Anatomia patologica all'Università di Padova, e Carlo Moreschi, patologo, professore dell'Università di Udine. Questa forma di cardiomiopatia, detta anche displasia aritmogena del ventricolo destro, è una malattia che uccide progressivamente le cellule del miocardio, sostituendole con cellule di grasso e fibrose che possono ostacolare il funzionamento elettrico del cuore, risultando anche fatale.

Alla luce delle prime evidenze investigative, basate anche sulla perizia disposta dai magistrati friulani, la procura di Firenze aveva affidato l'incarico di un'ulteriore perizia al professor Domenico Corrado dell'Università di Padova, tra i massimi esperti in materia di morte improvvisa per problemi di natura cardiaca. Il lavoro del luminare era stato consegnato al procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo e al pm Antonio Nastasi poco più di un mese fa. Che l'inchiesta fosse a una svolta lo ha anticipato nell'edizione odierna il quotidiano 'La Nazione' che, facendo riferimento alla perizia del professor Corrado, ha svelato che due elettrocardiogrammi sotto sforzo eseguiti sul calciatore nel luglio 2016 e nello stesso mese del 2017 per ottenere l'idoneità sportiva, presso il centro di medicina della sport dell'ospedale fiorentino di Careggi, avrebbero evidenziato un'extrasistolia a due morfologie.

Indizio che il cuore del giocatore avrebbe dovuto essere sottoposto ad accertamenti più approfonditi, come previsto dai protocolli cardiologici per il giudizio di idoneità sportiva. L'esito di questa perizia e l'esame della documentazione raccolta avrebbe convinto i magistrati della procura fiorentina a iscrivere i due medici nel registro degli indagati.

 

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