Calciatori nel mirino dei violenti. E il razzismo è l'arma prevalente
Uno studio dell'Osservatorio dell'Aic. Spesso sono gli stessi sostenitori della squadra a minacciare. Intimidazioni in lieve calo. Tommasi: "Restiamo in guardia"

Una leggera diminuzione dei casi (-2.5%) di intimidazione e minaccia ma i calciatori restano sotto tiro. E' quanto emerge dal quarto report sull'argomento realizzato dall'osservatorio dell'Aic presentato oggi a Roma relativo al campionato di calcio 2016/2017. Nel 75% dei casi i calciatori finiti nel mirino hanno giocato in un campionato professionistico. Tra questi sono soprattutto quelli di Serie A ad essere maggiormente colpiti (52% dei casi) seguiti da quelli di Lega Pro (15%) e da quelli di Serie B (9%). Da notare anche il 5% nei campionati giovanili dove a rendersi protagonisti di questi fatti sono soprattutto i genitori. I dati raccolti dimostrano che in più della metà dei casi di cui si è venuti a conoscenza (54%) i calciatori sono stati intimiditi e minacciati singolarmente. Se le aggressioni diminuiscono, allo stesso tempo, diventano più selettive ed organizzate.

A minacciare, intimidire ed a mettere in atto le azioni violente sono soprattutto i tifosi che dovrebbero sostenere la squadra che si trasformano in un 'fuoco amico'. La maggior parte dei casi si è verificata dentro gli impianti sportivi ma anche sotto casa di alcuni giocatori o in luoghi pubblici come aeroporti o parcheggi. Fra gli atti intimidatori il primato, per la prima volta, spetta ai cori razzisti con il 30%. Seguono insulti (19%) ed aggressioni (17%). Le motivazioni sono prevalentemente razziali o dovute a sconfitte piuttosto che al rischio retrocessione della propria squadra. Nuovo fenomeno, in aumento, quello degli insulti sui social (5% del totale) con minacce che arrivano a coinvolgere tutti i familiari come accaduto, ad esempio, a Leonardo Bonucci dopo il suo passaggio dalla Juventus al Milan.

Per quanto riguarda la distribuzione per aree geografiche il territorio maggiormente interessato è il Sud (40%) ma la differenza con il Nord (37%) si è assottigliata. Per il secondo anno consecutivo è il Lazio la regione dove si sono registrate il maggior numero di azioni intimidatorie, minacciose e violente. Si segnala infine il fenomeno delle 'minacce indirette' ovvero quelle che riguardano allenatori e dirigenti. Da questo punto di visto emblematico quanto accaduto al presidente del Pescara, Daniele Sebastiani, al quale sono state incendiate due auto.

"L'obiettivo è quello di convincere i calciatori che così non è normale - commenta il presidente Aic, Damiano Tommasi - mi auguro che si continui a fare il possibile per cambiare le cose e che il prossimo anno il report possa avere meno pagine rispetto a questo. Sono preoccupato perché non ci si abitua ad allarmarsi". La presidente dell'Osservatorio per le manifestazioni sportive, Daniela Stradiotto, ha invece messo in luce come la violenza nei confronti dei calciatori sia purtroppo soltanto: "uno dei tasselli del piu' ampio fenomeno di violenza nel calcio".
 

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