Fabio Capello a tutto campo al Festival dello sport di Trento. Tra i temi affrontati dall’allenatore anche la Nazionale italiana. “Non sappiamo più difendere, si cura poco la fase difensiva. Non ho ancora visto in questa Nazionale la rabbia di recuperare palla. Amo la Nazionale in maniera pazzesca. Anche a casa mi alzo in piedi per l’inno ma non rimpiango di non averla allenata“, ha detto Capello confessandosi sul palco del Festival dello sport di Trento in corso fino a domenica. “Il futuro del calcio italiano? Gli allenatori hanno poco coraggio nel fare giocare i giovani, che andrebbero testati per valutarli – ha aggiunto -. I ragazzi devono poter fare vedere le loro qualità e invece si danno maggiori possibilità agli stranieri. Sul piano del gioco si punta sul possesso di palla e si scoraggiano i giocatori dall’osare, dal verticalizzare. Vorrei vedere il calcio italiano tornare quello che era e che ci rendeva orgogliosi. Oggi non ho tanta fiducia, non c’è l’umiltà di capire dove andare tutti assieme. Questo lo devo proprio dire: lasciate che i giovani si divertano giocando a calcio. Ho allenato i settori giovanili per cinque anni. A inizio anno calcistico riunivo i genitori e dicevo: non voglio sentirvi urlare contro arbitro, avversari o altri. Se succede, vostro figlio non gioca”.
Capello: “Berlusconi mai intromesso. Baresi? Svegliava squadra e pubblico”
Capello ha ricordato anche i tempi in cui allenava il Milan. “Berlusconi mi ha dato tutto, ma non si è mai intromesso nelle scelte tecniche. Certo, quando si vince è tutto più facile”, ha dichiarato. Parlando invece dell’ex capitano e bandiera rossonera Franco Baresi ha detto: “Un uomo molto umile e molto bravo. Resta nella memoria come giocatore, ma rimane soprattutto l’autenticità di un uomo che dava tutto in campo ed era generoso anche fuori. Era una scintilla. Quando la squadra si addormentava, lui svegliava: squadra e pubblico”. E poi un episodio che, come ha sottolineato Capello, “brucia ancora: la finale a Belgrado con l’Ajax. Ho visto Cruijff gettare la Coppa in modo sprezzante nel corridoio del pullman. Ci ho sofferto molto”.
Capello ha parlato anche della sua infanzia: “Un giorno, uscendo da scuola, ho trovato mi padre, maestro elementare. Mi ha detto: ‘Se vuoi provare a fare il calciatore fai pure, ma dovrai scriverci due lettere ogni settimana’. Poi in stazione, poco prima della mia partenza, mi ha abbracciato e mi ha detto ‘provaci’. Per me è stata una svolta mentale: da lì in poi la mia vita è stata all’insegna di quel ‘provaci’”. “Studiavo da geometra in un paesino friulano dove l’unica cosa che si faceva era giocare a calcio – ha aggiunto -. Da quel paese sono usciti quattro giocatori della Nazionale”.
Capello: “Il calcio di oggi più veloce ma tecnicamente indietro”
“Il calcio di oggi? Bisognerebbe insegnare la tecnica e invece si punta sulla tattica, perché è più facile, ma ai giovani bisogna far vedere il gesto atletico. Io ho avuto la fortuna di correggere tecnicamente Ibrahimovic, Van Basten e Seedorf. Oggi il calcio è più veloce ma tecnicamente siamo indietro”.

