Gravina, la relazione dopo le dimissioni: “Serie A vecchia, pochi italiani e giovani”

Gravina, la relazione dopo le dimissioni: “Serie A vecchia, pochi italiani e giovani”
( Photo by Alfredo Falcone/LaPresse )

Il presidente dimissonario della Figc: “Bisogna intervenire in modo radicale”

“Alla luce di quanto espresso, è del tutto evidente che, per il bene del calcio italiano, l’unico modo di intervenire è farlo in maniera radicale, grazie ad un’unità d’intenti che superi i confini del conveniente e dell’opportuno. Sarebbe decisivo un passo in avanti da parte di tutte le componenti federali, con il fondamentale supporto del Governo e del Parlamento. Perché senza questa convinta e unanime volontà di anteporre il bene comune alla difesa del proprio posizionamento, con la politica che deve creare le condizioni e agevolare gli strumenti adeguati per agire, nessun singolo individuo può determinare il vero e completo rilancio del movimento calcistico italiano”. È quanto scrive il presidente dimissionario della Federcalcio, Gabriele Gravina, nella relazione ‘sullo stato di salute del calcio italiano’ che avrebbe dovuto presentare in audizione alla commissione Cultura della Camera saltata all’indomani dell’eliminazione dell’Italia dai mondiali di calcio.

“Nessuna collaborazione ‘di sistema’ per calendario intasato”

Nel calcio italiano “nessuna collaborazione ‘di sistema’ per il calendario intasato, che tenga conto anche delle esigenze della Nazionale, atteso che la gestione del calendario dei campionati è una esclusiva prerogativa della Lega interessata (in forza della summenzionata autonomia), senza che la Federazione abbia alcun potere di intervento”. È una delle criticità che il presidente dimissionario della Federcalcio, Gabriele Gravina, evidenzia nella sua relazione.

Gravina: “Da abolizione vincolo sportivo effetti devastanti”

“Quali vincoli (endogeni ed esogeni) e quali responsabilità condizionano lo sviluppo del sistema? L’elenco non può che presentare al primo posto, per gli effetti devastanti che ha prodotto sulle fondamenta del sistema calcio italiano, il decreto legislativo 36/2021, che – tra le altre cose – ha abolito il cd “vincolo sportivo” (con danni probabilmente irreversibili arrecati alla valorizzazione dei vivai e quindi anche alla crescita di calciatori potenzialmente utili alla Nazionale)”, scrive ancora il presidente dimissionario. “È una legge dello Stato, non una norma federale, sopravvissuta a tre Governi diversi (ministri Spadafora – Governo Conte II / Vezzali – Governo Draghi / Abodi – Governo Meloni) – precisa Gravina – la Federazione l’ha costantemente contestata, in plurime interlocuzioni con i Ministri e le Commissioni parlamentari competenti, ottenendo solo l’estensione da annuale a biennale del vincolo residuo, e ha cercato di attenuarne gli effetti con numerose modifiche di norme federali, l’ultima approvata pochi giorni fa, ma i danni prodotti dal decreto 36/2021 rimangono tutti”. 

“Sistema economicamente insostenibile e gap infrastrutture”

 “Un sistema economicamente insostenibile, in cui le risorse generate non bastano a coprire i costi (con la conseguenza che si preferisce ingaggiare calciatori dall’estero, che spesso risultano più a buon mercato e sottostanno a qualche vincolo normativo in meno per essere tesserati – ad es. i diversi sistemi di garanzie da prestare o il progressivo alleggerimento dei vincoli per il tesseramento di nuovi calciatori extracomunitari, aspetti che in entrambi i casi rientrano nella nuova autonomia riconosciuta alla Lega Calcio Serie A)”, è l’analisi di Gravina, nella relazione ‘sullo stato di salute del calcio italiano’ In merito a tale argomento, Gravina aggiunge: “tra il 1986/87 e il 2024/25 non sono state ammesse ai campionati professionistici, per inadempimenti economico-finanziari, 194 società (in soli due casi successivamente riammesse da Tar o Consiglio di Stato), mentre solo negli ultimi 13 anni sono stati inflitti 519 punti di penalizzazione. Nonostante l’aumento dei ricavi leggermente superiore a quello dei costi nell’ultimo quinquennio, il calcio professionistico italiano perde ancora oltre 730 milioni di euro all’anno. Complessivamente, nelle tre stagioni toccate dal Covid, i club professionistici italiani hanno perso 3,6 miliardi di euro. Ciò nonostante, nell’ultimo quinquennio, il costo del lavoro è aumentato in tutte le categorie, ma, mentre in Serie A i ricavi sono cresciuti di più (per cui l’incidenza del costo del lavoro sul valore della produzione si è ridotta dal 55% al 52%), in Serie B nello stesso periodo tale rapporto è cresciuto dal 55% all’82% e in Serie C dall’88% all’89%.

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