È una pianta particolarmente longeva e resistente, tanto che può vivere anche 300 anni

Lentamente ci avviamo verso la fine dell’estate e, nostro malgrado, ci sta attendendo la stagione dei primi freddi e con essa usciranno dai nostri armadi gli abiti più pesanti e adatti per riscaldarci. Ma nell’attesa del cambio d’abito, voglio parlarvi e riportarvi all’inizio dell’estate, quando le piante in genere rafforzano e intensificano il loro fogliame, mentre alcune, invece, svestono i panni invernali in vista della calda stagione. Un albero, in particolare, sembra svolgere alla lettera, seppur per mano dell’uomo, quest’attività: la quercia da sughero. 

IL VESTITO DELLA QUERCIA

La quercia da sughero (Quercus suber L.) è una pianta sempreverde appartenente alla famiglia delle Fagacee; la sua origine è da individuare nelle zone dell’Europa meridionale e dell’Africa settentrionale, e ancora oggi la si può trovare in tutte le aree del Mediterraneo. La quercia da sughero è una pianta che, nonostante la crescita particolarmente lenta, è in grado di raggiungere dimensioni davvero notevoli, arrivando anche fino a 20 mt di altezza, e quasi l’equivalente nella larghezza della chioma. È una pianta particolarmente longeva e resistente, tanto che può vivere anche 300 anni. Le foglie, tipiche di tutte le querce, sono di dimensioni ridotte, verdi e coriacee. È un albero bellissimo, maestoso, con un portamento contorto che mostra, guardandolo dal basso vero l’alto, spiragli e fantasiose forme di cielo azzurro.  

Ma è il suo abito, il suo cappotto invernale, la sua corteccia, a renderlo così prezioso e conosciuto in quanto, il suo, è un abito di pregiata fattura, essendo totalmente costituito da sughero. Si tratta di un materiale molto ricercato che viene lavorato e commercializzato soprattutto per le sue grandi qualità isolanti, oltre che per la sua forma maggiormente conosciuta, ovvero, i tappi delle bottiglie. 

IL VESTITO DELLA QUERCIA

Si tratta di un’operazione di “svestizione” che può avvenire ogni 10 anni, ma solo dopo che la pianta abbia raggiunto il 25esimo anno d’età. Bisognerà però attendere almeno tre raccolti (quindi altri 30 anni), prima che la qualità del sughero estratto sia tale da permettere la realizzazione dei tappi, principale settore di trasformazione nei sugherifici. Nei primi due raccolti, infatti, il sughero estratto verrà utilizzato solo per la realizzazione industriale di pannelli isolanti, souvenir, zeppe per scarpe, etc. Bisogna avere la pazienza dei forti, con la quercia, bisogna imparare a saper attendere. 

Ma nel frattempo, ogni anno, dall’inizio di maggio sino alla fine di agosto, viene dato l’avvio all’estrazione, e d’improvviso la foresta si anima di un’insolita laboriosità, suoni e rumori, voci e canti: è arrivato l’uomo, e ha inizio la raccolta del sughero, la svestizione delle querce. Gli operai specializzati nella decortica (questo il nome dell’azione di estrazione del sughero) vengono chiamati scorzini e sono ritenuti veri e propri “marinai di foresta”, per il loro modo di agire altamente ecosostenibile, col solo ausilio di un’accetta, delle loro forze, e della loro navigata esperienza. Non esiste mezzo meccanico o tecnologico che possa sostituirli. È un’operazione rimasta invariata da millenni in un rapporto semplice e diretto tra l’uomo e la natura. Un’azione di svestizione, la decortica delle querce da sughero, svolta con attenzione e rispetto e intrisa di sacralità per un momento di intima riconoscenza verso la generosità di una natura che non finirà mai di stupirci. Pensiamoci, e ringraziamo una quercia la prossima volta che stapperemo una buona bottiglia di vino. Cin cin. 

 

David_Zonta

L’ultimo fiore all’occhiello

SEGUI IL BLOG DI DAVID ZONTA

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata