Le buone pratiche europee contro il caporalato: ecco i 35 pionieri dell'agricoltura etica

I dati arrivano dal primo dossier sul tema, presentato dal Milan Center for Food Law and Policy

Una vera e propria schiavitù moderna e una piaga sociale che, nonostante le leggi, non accenna a scomparire. Lo hanno dimostrato i tragici fatti di cronaca degli ultimi mesi: il caporalato rimane un'emergenza. E non solo in Italia, dove l’incidenza dell’illegalità nell’agricoltura è intorno al 50 per cento del valore totale. Complessivamente, a livello europeo, il lavoro nero in agricoltura vale 14 miliardi, il 25 per cento della forza lavoro opera in regime d’illegalità e sfruttamento, con picchi del 40, 50, 60 per cento in Romania, Bulgaria e Portogallo. Ma, in questa realtà, il Regno Unito e Italia sono gli unici paesi ad aver istituito una normativa contro l’intermediazione illegale nelle filiere agricole.

I dati arrivano dal primo dossier sul tema, presentato dal Milan Center for Food Law and Policy, in cui emerge principalmente l'assenza di un coordinamento legislativo nell'Unione europea, una disomogeneità giuridica che rende difficile anche il rilevamento chiaro dei dati. In questa ottica il MCFLP ha promosso il progetto BeAware, con il supporto di COOP, per identificare in tutta Europa le buone pratiche promosse da società civile, governi, singoli imprenditori e filiere agricole. "Pensiamo che il riconoscimento collettivo delle buone pratiche sia indispensabile per favorire la regolamentazione e la cura di questa piaga sociale", ha dichiarato Marco Pedol, capo del progetto di ricerca. "Abbiamo promosso - ha spiegato Pedol - un modello di analisi che valuta le singole produzioni, nella convinzione che sia la strada giusta per premiare chi lavora bene e per indicare al consumatore finale i prodotti coltivati nel rispetto dei diritti umani. Be-Aware è uno strumento importante che indica un nuovo modo di guardare al problema, mettendo in luce possibili soluzioni e premiando le più credibili".

Lo studio, BeAware – Best Practices against Work Exploitation – ha lavorato su un campione di buone pratiche a livello europeo, 35 tra aziende, istituzioni e società civile per evidenziare l’impatto sulla qualità della produzione, sulla formazione, l’innovazione della filiera e sulla sensibilizzazione della clientela. In Italia, dove il lavoro nero colpisce circa 400mila braccianti stranieri, si sono individuate alcune pratiche pilota, tra cui il Presidio della Caritas o gli accordi internazionali siglati dalla FLAI con altri sindacati europei. Oppure la campagna Buoni e Giusti di Coop che promuove l’eticità delle filiere orofrutticole a rischio: in questo caso sono stati coinvolti gli oltre 800 fornitori che operano con più di 70mila aziende; dal lancio della campagna nel 2016 sono state oltre 500 le aziende agricole sottoposte a audit e negli ultimi sette anni sono state espulse dai circuiti Coop 11 aziende agricole.

BeAware, alla scoperta dell'agricoltura etica

 

 


Uno dei punti innovativi dello studio BeAware è il web-documentario AltriRaccolti. Si tratta di un viaggio multimediale nell’agricoltura italiana che sta vivendo un epocale cambiamento. Attraverso cinque prodotti case history dal Piemonte alla Sicilia (disponibili sul sito ufficiale www.altriraccolti.it), documenta come la filiera etica possa avere un forte impatto nella vita quotidiana delle comunità rurali, contribuire a combattere le spirali criminali legate al trasporto e all’alloggio dei braccianti stranieri; ma viene anche dimostrato sul campo come l’uso della tecnologia e della specializzazione in agricoltura non siano una minaccia per l’occupazione quanto piuttosto un incentivo al miglioramento delle condizioni di lavoro. Prodotto da River Journal Project (www.riverjournal.it), si sviluppa su tre piani narrativi: la denuncia di una realtà ancora radicata, quella del caporalato, responsabile di sacche d’illegalità dove i braccianti, soprattutto immigrati, sono ridotti a condizioni di semi schiavitù; quindi il racconto della trasformazione nella mentalità dei produttori, indotti all’applicazione di standard trasparenti dalle nuove leggi e da un mercato sempre più consapevole ed esigente; infine le storie dei protagonisti del cambiamento – braccianti, agricoltori e istituzioni – che smontano la catena dell’illegalità nelle comunità agricole (trasporti, alloggi, esclusione sociale). 

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata