Clima, la giovane attivista Greta Thunberg è candidata al Nobel per la Pace

A 16 anni, è riuscita a ispirare uno sciopero globale da parte degli studenti per chiedere un'azione più forte per combattere il cambiamento climatico

L'adolescente svedese Greta Thunberg, ispiratrice dello 'sciopero della scuola per il clima', è nella lista dei 304 candidati per il Nobel per la Pace di quest'anno, che verrà assegnato il prossimo 11 ottobre. "Abbiamo proposto Greta Thunberg perché il cambiamento climatico, se non verrà fermato, sarà la causa principale di guerre, conflitti e flussi di rifugiati in futuro, - ha detto il deputato norvegese Freddy André Ovstegård, uno dei tre politici della sinistra socialista norvegese che hanno lanciato la proposta - Greta Thunberg ha lanciato un movimento di massa in cui vedo, forse, il principale contributo alla pace".

La sedicenne svedese è diventata una musa ispiratrice nella lotta contro il cambiamento climatico. In particolare, ha sollecitato uno 'sciopero globale' da parte degli studenti per chiedere un'azione più forte per combattere il cambiamento climatico. "È ovviamente un onore essere tenuta in tale considerazione", ha detto la ragazza al quotidiano svedese Aftonbladet, "è sorprendente e un po' strano". 

Global Strike For Future - La protesta di Greta Thunberg, infatti, ha ispirato uno sciopero globale, in cui milioni di persone in tutto il mondo scenderanno in piazza per portare l'attenzione sulle responsabilità dell'uomo sul cambiamento climatico. L'appuntamento è venerdì 15 marzo: si contano al momento 1325 eventi in 98 paesi: l'Italia è la seconda nazione per numero di adesioni, dopo la Germania (190), mentre a seguire ci sono gli Stati Uniti (136). Sono 108 le città italiane che parteciperanno al #fridaysforfuture per difendere il clima: giovani e volontari di Legambiente sfileranno insieme a studenti e cittadini per il Global Strike For Future. "La mobilitazione per lo sciopero mondiale di venerdì prossimo rappresenta una grande occasione per contribuire alla nascita di un movimento ampio e trasversale per il clima in Italia - dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente -. La nostra associazione, dagli anni '80 in prima linea per combattere i cambiamenti climatici, sarà in tantissime piazze al fianco del movimento giovanile che ha risposto all'appello di Greta. Il nostro paese su questo fronte ha accumulato gravissimi ritardi a causa di politiche governative, passate e attuali, ancora centrate sulle fonti fossili, come dimostrano i 16 miliardi di euro all'anno di sussidi diretti e indiretti garantiti ancora oggi alle società petrolifere. Aspettiamo dal Ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio un segnale concreto per fermare questo incomprensibile regalo alla filiera del petrolio a danno delle tecnologie pulite e delle fonti rinnovabili che ridurrebbero le emissioni di gas serra, lo smog e le importazioni del nostro Paese". 

Tra gli appuntamenti principali si segnalano quelli nelle maggiori città Italiane: Roma (Piazza madonna di Loreto h 11.00); Milano (Piazza della Scala); Torino (Piazza Arbarello); Firenze (Piazza Santa Croce); Napoli (Piazza Garibaldi); Palermo (Teatro Massimo); Bologna (centro storico); L'Aquila (San Bernardino); Cosenza (Plesso Vittorio Emanuele Cariati); Pordenone (Piazza XX Settembre); Ancona (Monumento ai Caduti del Passetto); Perugia (Giardini di Santa Giuliana); Padova (stazione Fs). Legambiente sarà presente anche nelle manifestazioni organizzate nei territori in prima linea contro l'estrazione di petrolio e gas: Potenza (Piazza Don Bosco) nella regione dove si estrae petrolio in Val d'Agri, con un Centro oli al centro di vicende giudiziarie per inquinamento; Scicli (Rg) (piazza Municipio) la cui costa è minacciata dalla piattaforma petrolifera Vega e da una richiesta di ampliamento bocciata dalla Commissione Via ma il cui iter non è ancora definitivamente chiuso; Ravenna (Piazza Einaudi) al centro nelle settimane scorse delle polemiche da parte di enti locali, aziende e sindacati contro ogni norma che riduca le estrazioni di idrocarburi; Bari e Barletta sulla costa pugliese al centro di una vastissima istanza di prospezione di idrocarburi che riguarda il medio e basso Adriatico. A loro si uniranno, inoltre, simbolicamente anche le oltre 3mila classi e le 80 mila persone tra studenti, insegnanti, volontari e genitori che questo week-end parteciperanno a Nontiscordardimé - Operazione scuole pulite di Legambiente con la piantumazione di alberi e piantine nei cortili scolastici raccogliendo l'invito dell'associazione a piantare "un albero per il clima" e organizzando flash mob.

Anche il Parlamento sostiene le manifestazioni, e lo 'sciopero globale' per il clima in programma domani che punta a sensibilizzare sui rischi per l'ambiente. I deputati chiedono ai governi nazionali, regionali e locali, così come all'UE, di intraprendere azioni concrete e rapide per non superare il limite climatico di 1,5°C. In una risoluzione, i deputati del Parlamento europeo hanno presentato le loro proposte sulla strategia di riduzione delle emissioni contro i cambiamenti climatici. Nella risoluzione non vincolante, adottata con 369 voti favorevoli, 116 voti contrari e 40 astensioni, i deputati affermano che solo due degli otto scenari ("percorsi") proposti dalla Commissione europea nella comunicazione di novembre consentirebbero all'UE di raggiungere, entro il 2050, l'azzeramento delle emissioni nette di gas a effetto serra (GES) e che tale obiettivo sia l'unico compatibile con gli impegni dell'Unione nel quadro dell'accordo di Parigi sul clima. I deputati sostengono la Commissione nel promuovere questi due scenari

I deputati sottolineano anche che per raggiungere l'obiettivo di zero emissioni nette nel 2050 nel modo più efficiente in termini di costi, sarà necessario innalzare il livello di ambizione per il 2030. La transizione verso un regime a zero emissioni di gas serra, se gestita bene e col sostegno adeguato per regioni, settori e cittadini più vulnerabili, può potenzialmente creare 2,1 milioni di posti di lavoro aggiuntivi entro il 2050 nell'UE. Dovrebbe essere creato un "un fondo per una transizione giusta" per sostenere le regioni più colpite dalla decarbonizzazione, come le regioni carbonifere. La strategia UE di azzeramento delle emissioni nette dovrebbe privilegiare la riduzione diretta delle emissioni e il potenziamento dei pozzi di assorbimento e delle riserve naturali dell'UE (come le foreste) rispetto alle tecnologie di assorbimento del carbonio, che devono ancora essere utilizzate su larga scala e che comporterebbero notevoli rischi per gli ecosistemi, la biodiversità e la sicurezza alimentare.

La transizione verso un'economia a zero emissioni nette di GES (gas a effetto serra) presenta sfide e opportunità per l'UE. Gli investimenti nell'innovazione industriale, comprese le tecnologie digitali e le tecnologie pulite, sono necessari per stimolare la crescita, rafforzare la competitività e creare posti di lavoro, per esempio nell'ambito di un'economia circolare e una bioeconomia in espansione. I deputati sottolineano inoltre l'importanza di una politica energetica e climatica stabile e prevedibile per incoraggiare gli investimenti a lungo termine. Infine, i deputati reiterano la posizione del Parlamento europeo di destinare una quota minima del 35% delle spese per la ricerca (Orizzonte Europa) a sostegno degli obiettivi climatici. Le parti firmatarie dell'accordo di Parigi sono invitate a comunicare, entro il 2020, le loro strategie di sviluppo a medio e a lungo termine per ridurre le emissioni di GES (gas a effetto serra). Nella comunicazione "Un pianeta pulito per tutti" adottata il 28 novembre la Commissione ha presentato la sua visione strategica a lungo termine per un'economia neutrale dal punto di vista climatico entro il 2050, includendo otto possibili percorsi. La comunicazione presenta opzioni che consentono un dibattito approfondito sulla via da seguire fino al 2050. Questo dibattito dovrebbe consentire all'UE di adottare e presentare alla Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) una strategia ambiziosa entro il 2020 e di definire l'orientamento della futura politica climatica ed energetica dell'Ue.

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