Clima, l'Onu lancia l'allarme: "Misure rapide o saremo travolti da povertà, siccità e inondazioni"

E Legambiente 'chiama' Italia e Ue: "Traducano in realtà l'accordo di Parigi"

Bisogna intraprendere soluzioni "rapide" e "senza precedenti" per limitare il surriscaldamento globale a 1,5 gradi centigradi, altrimenti si aggraveranno i rischi di siccità, inondazioni, calore estremo e povertà per centinaia di milioni di persone sul pianeta. A lanciare l'allarme sono gli esperti del clima delle Nazioni Unite (Giec), riuniti in Corea del Sud. Nella quattrocento pagine di rapporto si parla di ondate di calore, estinzioni di specie o destabilizzazione delle calotte polari, fonte di innalzamento del livello degli oceani a lungo termine.

"Ogni piccolo aumento del riscaldamento, aumenta il rischio di cambiamenti profondi e irreversibili, come la perdita di alcuni ecosistemi", afferma Hans-Otto Pörtner, co-presidente di questa sessione.

Secondo il rapporto, "per avere almeno una possibilità di rimanere sotto il limite di 1,5 gradi centigradi senza superare il limite, il mondo deve, entro il 2050, diventare 'neutrale rispetto al carbonio'. "Ciò significa che ogni tonnellata di CO2 che immettiamo nell'atmosfera dovrà essere bilanciata da una tonnellata di CO2 estratta", ha affermato l'autore coordinatore principale Myles Allen, capo del Programma di ricerca sul clima dell'Università di Oxford. Limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi comporta inoltre un costo non indifferente: circa 2,4 trilioni di euro di investimenti nel sistema energetico globale ogni anno tra il 2016 e il 2035, o circa il 2,5% del Pil mondiale.

Partendo dalle considerazioni del dossier, Legambiente lancia un appello affinché, sia in Italia che in tutta l'Ue, venga "tradotto in realtà" l'accordo di Parigi sul clima. "Il rapporto dimostra che molte delle disastrose conseguenze dei cambiamenti climatici in corso possono essere evitate se si rispetta la soglia critica di 1,5 gradi centigradi. Si tratta di un obiettivo ambizioso che siamo, però, ancora in grado di raggiungere. Ma serve una rapida e profonda riconversione di tutti i settori dell'economia globale", sostiene il vicepresidente Edoardo Zanchini. "Domani - continua - i ministri europei dell'ambiente si riuniranno a Bruxelles e, insieme a tante altre associazioni europee, abbiamo chiesto loro di dare concreta attuazione a questa speranza. L'Italia può e deve avere un ruolo da protagonista in Europa non solo per tradurre in realtà la promessa di Parigi, ma soprattutto per accelerare la transizione, fondata su efficienza energetica e rinnovabili, verso la decarbonizzazione dell'economia europea. Solo così sarà possibile vincere la triplice sfida climatica, economica e sociale, creando nuove opportunità per l'occupazione e la competitività delle imprese italiane ed europee".

Decarbonizzare non serve solo a contrastare i cambiamenti climatici, ma produce anche benefici sociali ed economici. Legambiente ricorda, infatti, che un'azione climatica in linea con gli obbiettivi di Parigi, secondo il recente rapporto della Commissione Globale su Economia e Clima, può far crescere l'economia mondiale di ben 26mila miliardi di dollari, creare 65 milioni di nuovi posti di lavoro ed evitare 700mila morti premature per l'inquinamento atmosferico già entro il 2030. Un impegno che non solo offre grandi opportunità di sviluppo economico e occupazionale, ma che consente una drastica riduzione dei costi dovuti agli impatti climatici. Secondo Eurostat, nel 2015 le perdite economiche sono state di ben 11,6 miliardi di euro. Mentre un recente studio dell'Agenzia europea dell'ambiente stima costi sino a 120 miliardi l'anno con un aumento della temperatura globale di 2°C e addirittura 200 miliardi se si raggiungessero 3°C.

 

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata