Un maggio più caldo rispetto a quello di quest'anno si registrò solo nel 2003, lo stesso vale per il mese di giugno, mentre il luglio più caldo di sempre risale al 2015. E considerando il periodo da maggio a luglio, quest'anno è più caldo anche del 2003

“Se il 2022 finisse oggi, sarebbe l’anno più caldo di sempre e la situazione sul fronte siccità è abbastanza tragica, perché, anche su questo, il 2022 è al primo posto del 1800”. Lo sottolinea, contattato da LaPresse, Michele Brunetti, ricercatore presso l’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr di Bologna. Per quanto riguarda le temperature, “maggio, giugno e luglio, sono tutti e tre al secondo posto nella classifica dei più caldi di sempre”, spiega. Un maggio più caldo rispetto a quello di quest’anno si registrò solo nel 2003, lo stesso vale per il mese di giugno, mentre il luglio più caldo di sempre risale al 2015. E considerando il periodo da maggio a luglio, quest’anno è più caldo anche del 2003.

L’altra faccia della siccità: risaie prosciugate e allevamenti di vongole in sofferenza

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Per quanto riguarda la siccità, “il fenomeno interessa l’intero territorio nazionale, da nord a sud, e se si guarda alle precipitazioni caduta da inizio anno ad oggi rispetto alla media c’è un deficit del 50%, che è una cosa enorme”, prosegue.

“Le oscillazioni da un anno all’altro fanno parte della variabilità interna del sistema – conclude Brunetti -, però sotto c’è un segnale di lungo periodo di costante aumento della temperatura. Basti pensare che in Italia, dagli anni 80 ad oggi la temperatura è cresciuta in media di 0,45 gradi ogni dieci anni. Ovviamente se rispetto a 40-50 anni fa abbiamo due gradi in più, anche le oscillazioni del sistema partono da una base più alta di due gradi e si spostano verso valori più elevati”.

Tempeste eccezionali

Nell’estate, che dati alla mano, è la più calda di sempre, “preoccupa la temperatura della superfice del Mediterraneo che è estremamente elevata, perché c’è il rischio in autunno di eventi e precipitazioni di eccezionale intensità”. Lo sottolinea, contattato da LaPresse, Michele Brunetti, ricercatore presso l’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr di Bologna. “Tanta energia e tanta umidità sono carburante per precipitazioni e possono dare origine ad eventi particolarmente violenti”, conclude.

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