L’Italia a secco chiede misure speciali per fronteggiare un allarme mai così grave come quest’anno

L’Italia a secco chiede misure speciali per fronteggiare l’allarme siccità “mai così grave come quest’anno”. Anche se per arrivare a una sempre più necessaria dichiarazione dello stato d’emergenza occorrerà ancora qualche giorno di riflessione a tavolino. Servono risorse nel breve e una semplificazione normativa a medio-lungo termine per evitare di ritrovarsi in futuro in situazioni ancora più estreme e irreparabili: “Noi ci stiamo confrontando con la Protezione civile, abbiamo iniziato oggi, ma faremo anche un confronto col governo. Ovviamente ci sono due fattori di intervento: la situazione emergenziale contingente, vale a dire le misure da mettere in atto e ci stiamo coordinando per capire quelle più utili, tra cui, per esempio, anche la liberazione dell’acqua dei bacini che può essere fondamentale per affrontare sia il tema principale dell’acqua ad utilizzo civile che per quanto riguarda quello agricolo”, spiega il presidente della conferenza delle regioni Massimiliano Fedriga al termine dell’incontro con il capo della Protezione civile Fabrizio Curcio, ribadendo la “necessità di interventi perché da qui ai prossimi anni ci aspettiamo di trovarci spesso purtroppo in situazioni come queste”, aggiunge Fedriga rilevando che “servono risorse, serve anche una semplificazione normativa per la creazione di nuove infrastrutture”.

Stato d’emergenza che lo chiede a gran voce il Piemonte, il cui presidente Alberto Cirio stamane, parlando di “situazione drammatica” ha anche sottolineato che “lo stato di emergenza serve perché ci sia una regia nazionale perché il tema è nazionale e riguarda tutta la Pianura Padana” ha detto chiarendo che la dichiarazione darebbe “maggior potere anche nei confronti delle riserve d’acqua del territorio che sono i bacini idroelettrici” e “permetterebbe di superare la regola della captazione dell’acqua dei fiumi”. Stato d’emergenza richiesto dal Piemonte è da ultima dalla regione Lazio, auspicato anche da altre regioni in crisi idrica soprattutto in Pianura Padana, ma non mancano nemmeno le resistenze. La Lombardia per esempio, che con Attilio Fontana fa notare: “Quella dello stato di emergenza è una cosa estremamente delicata perché non è detto che lo stato di emergenza risolva i problemi ma si rischia a volte di crearne in più perché poi” bisogna capire se “l’emergenza deve essere per l’uso civile, l’uso animale, o l’agricoltura”. E anche se tra regioni non sembra esserci proprio tutta quell’unità d’intenti che invece molti presidenti vorrebbero far credere, il presidente Massimiliano Fedriga tranquillizza tutti: “Sullo stato di emergenza nazionale ci stiamo confrontando con la Protezione Civile, penso che su questo, assieme al capo Fabrizio Curcio arriveremo a una soluzione nella quale si individuino in modo puntuale i criteri per la dichiarazione dello stato di emergenza e soprattutto gli interventi che si possono fare. C’è totale sintonia tra conferenza delle regioni Protezione civile”.

Già, ma se c’è già una linea condivisa perché non accelerare subito? A spiegarlo è lo stesso capo della Protezione civile Fabrizio Curcio, che prima spiega come “non c’è dubbio che c’è una criticità importante dovuta al fatto che non piove da settimane” e che “la situazione ha una sua complessità”, e poi precisa: “Stiamo ragionando sui parametri tecnici per andare incontro alle richieste del territorio che in più occasioni ha sollecitato lo stato d’emergenza. Prendiamo atto che c’è una difficoltà, vogliamo ragionare su cosa si può fare con la dichiarazione dello stato d’emergenza e quindi si sta lavorando per definire le attività che seguono lo stato d’emergenza. Lo stato d’emergenza non è un’idea, è un insieme di azioni che vanno fatte e ci stiamo lavorando”. Con il decreto, atteso dal presidente del Consiglio Mario Draghi entro pochi giorni, dovrebbero finire le misure sulla riduzione degli sprechi, come razionamento dell’acqua divieto di riempire piscine e in alcuni casi aumento dell’uso delle acque lacustri a scopi civili o agricoli.

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