Sabato 29 Ottobre 2016 - 12:00

Vita sociale a rischio per 9 bambini epilettici su 10

L'allarme al Forum internazionale dei medici pediatri di Stresa

Vita sociale a rischio per 9 bambini epilettici su 10

Discriminati e con pochi amici, perché ancora oggi il pregiudizio nei confronti dell'epilessia è grande. I bambini e gli adolescenti italiani che devono affrontare il cosiddetto 'piccolo e grande male' sopportano molte difficoltà a partire dalla terapia, che fila liscia solo in un caso su tre e spesso deve essere modificata per gestire meglio gli effetti collaterali, fino ad arrivare alla vita sociale, piena e appagante senza alcun ostacolo soltanto per uno su dieci. Lo dimostrano i dati di un'indagine dell'Osservatorio Nazionale sulla salute dell'infanzia e dell'adolescenza presentata in occasione del 3° Forum Internazionale della Società Italiana Medici Pediatri, a Stresa dal 27 al 29 ottobre, secondo cui il 53 % dei genitori di piccoli epilettici teme un futuro di solitudine per i propri figli e appena uno su sei non ha pensieri riguardo al futuro. L'indagine, condotta da Datanalysis intervistando 400 genitori di bambini e adolescenti malati di epilessia, è stata promossa da Paidòss per capire l'atteggiamento di mamme e papà nei confronti della malattia ma soprattutto per fare luce sulla vita di questi giovanissimi: in Italia ci sono circa 500 mila pazienti epilettici che crescono al ritmo di 32 mila nuove diagnosi l'anno, ma nel 60% dei casi la patologia si manifesta nell'infanzia.

"I dati raccolti confermano che in un caso su due la malattia è comparsa fra i 5 e i 14 anni, spesso con un episodio di convulsioni motorie improvviso e inatteso - spiega Giuseppe Mele, pediatra e presidente di Paidòss -. Si tratta di un'età difficile in cui affrontare una patologia che ancora troppi non conoscono e quindi temono: i pregiudizi sono tanti e i genitori li percepiscono nella vita quotidiana dei propri figli, a scuola e nello sport".

Nel 57% dei casi l'integrazione scolastica è inadeguata per la mancanza di utili supporti e la percentuale sale al 63% al Sud e nelle isole: i bambini vengono ghettizzati e pochi, pochissimi hanno una vita sociale normale. Solo il 12% dei piccoli ha molti amici, è ben integrato e non è vittima di pregiudizi, ma tutto ciò può compromettere il benessere di questi pazienti per lungo tempo a venire: non sentirsi accettati dagli altri, passare le proprie giornate in solitudine e magari non praticare uno sport perché allenatori e compagni di squadra temono di non riuscire a gestire eventuali crisi sono tutti elementi che minano la serenità in un periodo della crescita fondamentale per costruire la propria autostima e i propri modelli di comportamento sociale. Per fortuna il 53% dei piccoli pazienti è riuscito a crearsi un gruppo di amici selezionati con i quali si sente bene, ma sono ancora troppi i bambini e gli adolescenti malati esclusi a torto da una normale vita sociale: con l'epilessia si può convivere, le terapie sono efficaci e basta sapere come intervenire in caso di crisi per non correre rischi. La terapia tuttavia scorre senza problemi solo per un piccolo paziente su tre: il 35% manifesta effetti collaterali e il 25% deve cambiare regime di cura per gestire al meglio i sintomi.

Scritto da 
  • redazione web
Tags 
Accedi o registrati per inserire commenti.

Ti potrebbe interessare anche

Perquisizioni in Belgio e Olanda: sequestrate uova al Fipronil

Milioni di uova tolte dai supermercati. Si tratta di un insetticida che può dare disturbi anche all'uomo

Giornata mondiale contro il cancro

Tumore, una malattia curabile. Ma il 46% degli italiani non lo sa

Nel 60 per cento dei casi il cancro si può sconfiggere. Un convegno alla Versiliana sulla guaribilità e sulla prevenzione

DNA study

"Riscrivere" gli embrioni? "Grande idea. Ma attenti ai futuri Dna"

Intervista al prof Neri: "Si cancella una sequenza e se ne mette un'altra corretta"

Usa, per la prima volta modificato Dna embrioni per prevenire una malattia

Usa, modificato Dna embrioni per prevenire una malattia

L'annuncio su 'Nature': obiettivo è curare la cardiomiopatia ipertrofica. Si riapre dibattito su ingegneria genetica