Venerdì 01 Luglio 2016 - 18:30

Ventrone: Conte farà bene al Chelsea, è un fuoriclasse

Lo storico preparatore atletico della Juventus ora si occupa del Performance Center del Forte Village

Ventrone: Conte farà bene al Chelsea, è un fuoriclasse

E' un profondo conoscitore del mondo del calcio, Giampiero Ventrone, storico preparatore atletico della Juventus dell'era di Marcello Lippi. Ora si occupa del Performance Center del Forte Village, dotato di fitness room e stretching room, dove, come ci racconta lui stesso, grazie a macchinari di ultima generazione consiglia a una clientela sempre molto varia il metodo di training più adatto per ogni esigenza.

Dottor Ventrone, che servizi offrite nel Performance Center el Forte Village?

Il servizio del Performance Center in questa Spa è un servizio unico al mondo, perché quello che offriamo non credo che si possa trovare da altre parti. Il cliente arriva e viene valutato attraverso delle valutazioni osteopatiche e non osteopatiche per capire quali sono gli scompensi che ha, che esercizi può fare, quali sono le possibilità che ha di migliorare nel tempo i suoi training personali.

Chi sono i vostri clienti-tipo?

Qui da noi si possono trovare atleti che vengono ad allenarsi, e quindi già professionisti di vari sport, oppure casalinghe, manager, professionisti vari che vengono per cercare di scoprire e capire il proprio corpo. Molte volte, infatti, le persone pensano di stare perfettamente bene ma poi si vengono a scoprire problematiche che magari non erano riusciti a capire.

Noi la conosciamo come preparatore atletico, ambito nel quale lei ha un'esperienza pazzesca: com'è cambiata la preparazione atletica nel calcio negli ultimi anni?

Possiamo dire che la preparazione atletica negli anni Duemila è molto cambiata: solitamente si guarda a chi vince. Negli ultimi tempi allenatori come Josè Mourinho hanno ideato un tipo di metodo nuovo chiamato 'periodizzazione tattica': questo tipo di allenamento è entrato molto in Casa Italia, ha affascinato molti allenatori e la maggior parte dei tecnici portano questo sistema nuovo di allenamento, che può essere condiviso o meno. Ci sono ancora alcuni allenatori che invece mantengono l'assetto tradizionale, anche se oggi devo dire che sono pochissimi gli staff che lavorano la forza, che secondo me rimane sempre un argomento fondamentale, un pilastro nella metodologia di allenamento di ogni calciatore.

Da profondo conoscitore del mondo del calcio, secondo lei Antonio Conte farà bene al Chelsea?

Con Antonio Conte parliamo di una persona a me cara, sono stato dieci anni il suo preparatore e lo reputo un fuoriclasse. E, di solito, i fuoriclasse oltre a essere bravi sono anche fortunati. Con queste due componenti messe insieme, credo che Antonio avrà davanti a sé una carriera pari a quelle dei migliori allenatori al mondo.

Quindi la fortuna aiuta gli audaci?

Diciamo che la fortuna aiuta i bravi e siccome lui è bravo, lo aiuterà.

C'è qualcuno e - se sì - chi è, che lei considera il suo erede?

Ci sono bravi preparatori in Italia. Quelli che forse si avvicinano a me sono Alessandro Pilati del Genoa, che è un ragazzo preparato e che tratta molto l'aspetto forza. Dei 'vecchi' compagni ormai è rimasto soltanto Ivan Carminati perché di Vincenzo Pincolini ho perso un po' le tracce, Massimo Neri è in giro per il mondo e Roberto Sassi è con la Juventus. Come nuove leve, in serie A è arrivato il preparatore del Cagliari, Fabio Esposito, un ragazzo molto preparato e che va capito perché ha buone idee. Non ne ricordo altri, se dimentico qualcuno mi scuso.

C'è un giocatore che, durante l'allenamento, l'ha sorpresa di più, perché magari ha rivelato delle potenzialità che all'inizio non erano così evidenti?

Tanti giocatori. C'erano giocatori che avevano già potenzialità alte e magari facevano fatica con noi perché gli allenamenti erano troppo duri, oppure altri che si pensava in partenza di non averne. Tra questi ricordo Zinedine Zidane, un giocatore che non credevo avesse potenzialità e invece ne aveva, oltre a essere 'il calcio'. Poi, ancora, Paolo Montero, Nicola Amoruso e nel Napoli, ancora prima, Careca e Massimo Crippa.

Un preparatore atletico deve essere anche un po' psicologo con i suoi ragazzi?

Sì. Diciamo che il preparatore atletico o allenatore fisico deve essere un professionista che riesce a entrare nelle 'casseforti' di ogni atleta, ognuna delle quali ha una sua combinazione. Non basta conoscere la materia ma bisogna, prima di tutto, "creare empatia", come diceva il grande Josè Mourinho. Se siamo bravi a creare empatia, possiamo fare un percorso insieme molto più semplice.

Scritto da 
  • Chiara Dalla Tomasina
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