Lunedì 29 Maggio 2017 - 11:45

Jeff Buckley, 20 anni fa moriva una delle voci più belle della musica

Aveva 30 anni quando scomparve nelle acque del Mississippi. Celebre la sua cover di 'Hallelujah'

Venti anni fa moriva Jeff Buckley, una delle voci più belle e intense della musica

Vent'anni fa oggi, Jeff Buckley spariva tra le turbinose acque del Mississippi e la musica perdeva una delle voci più belle. Eppure risuona ancora l'eco del suo talento, che ha potuto esprimersi solo in un album uscito mentre era in vita, il capolavoro 'Grace' del 1994. Il cantautore statunitense, figlio di Tim Buckley, aveva 30 anni quando morì la sera del 29 maggio 1997: alla fine di una sessione di registrazioni del nuovo disco a Memphis, nel Tennessee, per gioco si tuffò vestito nel Wolf River, un affluente del Mississippi che sotto una superficie placida è agitato da forti correnti, e scomparve sotto l'acqua. Il suo corpo venne ritrovato il 4 giugno.

Nato il 17 novembre 1966 a Orange in California, Jeffrey Scott Moorhead è cresciuto con la madre e il patrigno Corey Moorhead: alla morte del padre biologico, segnato sul certificato di nascita, ne ha preso il cognome diventando Jeffrey Scott Buckley. Non solo il cognome, Jeff aveva ereditato dal padre - morto nel 1975 e considerato uno dei più innovativi cantautori della storia del folk e rock - soprattutto la voce e il talento musicale: dopo aver fatto il session man per anni, il cantante aveva debuttato nel 1991 a un concerto in tributo del padre. Il manager storico di Tim Buckley, Herb Cohen, lo ha preso sotto di sé e lo ha fatto mettere sotto contratto con la Columbia, con cui è uscito 'Grace'.

Nel suo unico album, che ha pietre miliari come 'Grace' e 'Last Goodbye', c'erano tre cover, tra cui quella che è considerata la versione definitiva di 'Hallelujah' di Leonard Cohen - oltre alla tradizionale 'Corpus Christi Carol' e 'Lilac Wine' di James Shelton. A sua volta, Jeff Buckley negli anni ha ispirato tributi da decine di cantautori contemporanei, da PJ Harvey che ha scritto per lui 'Memphis' all'amico Chris Cornell che gli ha dedicato 'Wave Goodbye', da Rufus Wainwright con la sua 'Memphis Skyline' a Aimee Mann con 'Just Like Anyone'.

La sua brevissima e stellare carriera è stata punteggiata da una ricca attività sul palco - con tour negli Stati Uniti, Europa, Giappone e Australia - che è stata registrata e pubblicata in quattro album live, a cui si vanno ad aggiungere versioni estese di 'Grace', l'album postumo del 1998 'Sketches for My Sweetheart the Drunk' che raccoglie il lavoro incompiuto per il secondo disco (che avrebbe dovuto intitolarsi 'My Sweetheart the Drunk'), e diverse collezioni: tutto materiale che la madre Mary Guibert, sua unica erede, ha fatto uscire dopo la sua scomparsa.

Alcuni libri usciti di recente ('It's One For The Money' di Clinton Heylin e 'A Pure Drop: the Life and Legacy of Jeff Buckley' di Jeff Apter) portano avanti la tesi che i forti debiti di Buckley con la Columbia abbiano spinto Guibert a pubblicare tanto materiale postumo; di sicuro, resta l'unico modo per sentire ancora la distintiva voce tenorile per cui Bono degli U2 lo aveva definito "Una goccia pura in un oceano di rumore".
 

Scritto da 
  • Virginia Michetti
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