Domenica 30 Luglio 2017 - 21:00

Venezuela: al voto tra proteste anti Maduro. Caracas a ferro e fuoco, morti e feriti

Il Paese in piazza contro la decisione di ricorrere alle urne per l'Assemblea Costituente. Le opposizioni boicottano i seggi

Caracas a ferro e fuoco nel giorno del voto per l'Assemblea Costituente

Tensione alta in Venezuela, al voto per le elezioni di un'Assemblea costituente volute dal presidente Nicolas Maduro e boicottate dall'opposizione, che le considera un tentativo di colpo di Stato. Nonostante il governo abbia imposto per questa giornata il divieto di manifestare, i dimostranti hanno bloccato diverse strade e scontri con le forze di sicurezza sono scoppiati in varie città del Paese: sia a Caracas, sia negli Stati occidentali di Lara, Merida e Tachira, nonché in quelli centro-settentrionali di Carabobo e Aragua.

Tre i morti nelle proteste nelle ore prima del via alle operazioni di voto, cominciate alle 6 di mattina locali con la prima scheda imbucata in assoluto, cioè quella del presidente Maduro, seguito poco dopo dalla first lady Cilia Flores. "Ho voluto essere il primo a votare per la pace, la sovranità e l'indipendenza del Venezuela. Oggi è un giorno storico", ha detto il successore di Hugo Chavez.

Alle tre vittime nei cortei (una di loro è il segretario della sezione giovanile del partito Accion Democratica, Ricardo Campos) si aggiunge uno dei candidati all'Assemblea nazionale costituente, il 39enne Jose Felix Pineda Marcano, ucciso in casa sua a Ciudad Bolivar in un apparente tentativo di rapina. E nel corso di una protesta contro le elezioni della Costituente a Caracas alcune moto della polizia sono esplose, provocando il ferimento di diversi agenti. A Lara è stato ucciso un uomo con un colpo di pistola alla testa e un soldato della Guardia nazionale bolivariana è stato colpito alla guancia sinistra perdendo la vita a Tachira. Ancora, due adolescenti, di età compresa tra i 13 e i 17 anni, sono stati uccisi dopo essere rimasti feriti da colpi d'arma da fuoco nelle proteste sempre nello Stato di Tachira. Sale così a otto il bilancio delle vittime. Lo ha riferito il pubblico ministero su Twitter, specificando che il 17enne è morto nella città di Tucape, mentre il 13enne ha perso la vita a Capacho Viejo.

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Queste vittime fanno salire a oltre 110 i morti nell'ondata di proteste contro il governo di Maduro cominciata lo scorso 1° aprile: da allora sono centinaia i feriti e circa 5mila i fermati. L'Assemblea costituente, che sarà composta da 545 membri, è chiamata a redigere una nuova Costituzione (l'ultima volta la Carta è stata riscritta nel 1999, sotto Chavez) e a modificare l'ordinamento giuridico. La sua creazione è stata annunciata da Maduro nel tentativo di arginare l'ondata di proteste che era già in corso; ma la decisione del presidente è stata etichettata dai critici come una nuova mossa per accrescere ulteriormente il suo potere.

L'opposizione teme che l'Assemblea costituente permetterà a Maduro di sciogliere il Parlamento, ora in mano all'opposizione, rimandare le elezioni (attualmente in programma per il 2018) e riscrivere le regole elettorali per evitare che i socialisti vengano estromessi dal potere. Per questo l'opposizione ha scelto di boicottare il voto e di portare avanti le proteste nella giornata elettorale nonostante il divieto: in particolare ha invitato a bloccare il traffico nelle principali strade dei 23 Stati del Venezuela, convocando una protesta massiccia sull'autostrada Francisco Fajardo, la principale via della capitale. Qui i manifestanti si recheranno con camicie bianche e indumenti con i colori della bandiera tricolore nazionale: in diversi punti dell'autostrada si trovano già diversi veicoli della Guardia nazionale bolivariana (Gnb), cioè il corpo di sicurezza che è stato incaricato di reprimere la maggior parte delle proteste degli ultimi quattro mesi.

A scatenare la massiccia contestazione contro il governo di Maduro, mentre il Paese produttore di petrolio affronta anche i problemi economici legati al calo dei prezzi del greggio, è stata una sentenza della Corte suprema dello scorso 29 marzo, quando il tribunale annunciò che avrebbe assunto i poteri dell'Assemblea nazionale, controllata appunto dall'opposizione. Tre giorni dopo tornò sui suoi passi, ma quella decisione aveva ormai fatto da scintilla. Da aprile i manifestanti chiedono la destituzione della Corte suprema, la convocazione di elezioni anticipate per il 2017, la scarcerazione di centinaia di attivisti dell'opposizione e misure per alleviare la crisi economica.

Scritto da 
  • Chiara Battaglia
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