Venerdì 10 Giugno 2016 - 13:15

Varese, traffico di eroina e cocaina dall'Olanda: 36 arresti

La droga veniva occultata all'interno di auto dotate di appositi doppifondi

Varese, traffico eroina e cocaina dall'Olanda: 36 arresti

Il comando provinciale della guardia di Finanza di Varese, nell'ambito dell'operazione antidroga 'Daku', ha tratto in arresto 36 persone ed ha sequestrato oltre 140 Kg di sostanze stupefacenti, nonchè beni mobili ed immobili. L'attività investigativa, avviata nel mese di maggio 2014, trae spunto da circostanziate acquisizioni informative che confermavano l'esistenza di vari gruppi di soggetti di etnia albanese, in grado di introdurre in Italia consistenti partite di droga, in particolare eroina e cocaina, destinandole a connazionali, italiani e magrebini gravitanti in una vasta zona compresa tra le regioni della Lombardia, del Piemonte e del Veneto. All'esito delle prime indagini delegate dalla Procura della Repubblica di Milano, venivano individuati i referenti dei sodalizi criminali in questione, stabilizzati tra l'Albania e l'Olanda, dove periodicamente si recavano al fine di definire l'acquisto di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti.

Le articolate indagini, condotte mediante mirate attività di intercettazione, pedinamenti, appostamenti, incrocio ed analisi di dati, consentivano di appurare che, una volta acquistata in territorio olandese, la droga raggiungeva l'Italia attraverso il passo del 'Frejus', del 'Brennero' e del 'Monte Bianco', abilmente occultata all'interno di autovetture, prevalentemente con targa tedesca o francese, dotate di appositi doppifondi raggiungibili con l'apertura di sofisticatissimi congegni meccanici.

In alcune occasioni, unitamente alla sostanza stupefacente, all'interno dei doppifondi, venivano rinvenuti anche degli apparati telefonici 'criptati', che gli indagati utilizzavano e sostituivano periodicamente, al fine di rendere difficilmente captabili le loro conversazioni. Giunto a destinazione in Italia, la sostanza stupefacente veniva, in alcune occasioni, 'tagliata', raffinata e lavorata all'interno di appartamenti in uso ad insospettabili soggetti, prima di essere introdotta sul mercato e venduta con  la collaborazione di altri sodali sempre di etnia albanese. La droga, se immessa sul mercato, avrebbe fruttato alla rete criminale un controvalore stimato di oltre 8 milioni di euro.

Le ingenti somme di denaro, frutto delle cessioni delle partite di droga, venivano inviate in Albania, dove venivano riutilizzate per  l'acquisto di ulteriori partite di stupefacente da reintrodurre nel territorio italiano. Il trasferimento del denaro, posto in essere per lo più da donne, avveniva in due modalità ben consolidate: viaggiando in aereo su tratte comunitarie ed usando impeccabili metodologie di occultamento sulla persona, oppure affidando il denaro agli autisti dei pullman che giornalmente coprivano la tratta Italia-Albania e che, ignari del contenuto, recapitavano i pacchetti con il denaro contante.

Una volta giunto in Albania, il denaro frutto dell'illecita attività veniva fatto rientrare in Italia a mezzo bonifici bancari effettuati da sconosciuti 'prestanomi'. L'attività di indagine, supportata anche da accertamenti economico/patrimoniali, permetteva di appurare come, le somme di denaro ormai 'ripulite', consentivano anche di acquistare due unità immobiliari e relative pertinenze, site in una stessa palazzina ubicata nel comune di Asti. Il complesso monitoraggio dei soggetti investigati, reso ancora più difficile dall'utilizzo di apparati telefonici 'criptati', sostituiti periodicamente dagli stessi al fine di eludere eventuali controlli e monitoraggi da parte delle forze di polizia, permetteva di compiere numerosi sequestri di droga ed arrestare i destinatari finali delle sostanze stupefacenti.

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