Mercoledì 25 Ottobre 2017 - 20:15

Roma, a processo Valentino, "l'untore di Aids". "Non voleva infettare"

La difesa: "Irresponsabile". Sentenza attesa per il 27

Tribunale di Roma. Processo Alfredo Romeo

Quello di Valentino Talluto è stato un "comportamento irresponsabile, ma non voleva trasmettere il virus". Chi ha indagato sulla vicenda l'ha considerato da subito "l'untore", l'unico responsabile di decine di infezioni, anche se il suo ceppo virale di hiv "è quello più diffuso in Italia e in Europa" e "in casi come questi, non si è di fatto possibile stabilire chi ha infettato, come e quando".

Questa la strategia difensiva di Maurizio Barca e Tiziana De Biase, legali di Valentino Talluto, il 32enne sieropositivo accusato di epidemia dolosa e lesioni gravissime, per aver contagiato decine di partner con rapporti non protetti. La sua, sostengono nell'arringa difensiva, è stata "leggerezza" e "stupidità" ma "non voleva diffondere il virus" e, in ogni caso "il suo fine pena mai l'ha già avuto perché rimarrà per tutti 'l'untore'", hanno sottolineato chiedendo l'assoluzione dell'imputato. La pm Elena Neri chiede invece per l'impiegato 32enne l'ergastolo con due anni di isolamento diurno.

Nel processo, la cui sentenza è attesa per venerdì nell'aula bunker di Rebibbia, a Roma, a Talluto vengono attribuiti 57 episodi legati ad altrettante persone. Si fa riferimento a una trentina di donne che l'uomo avrebbe infettato con rapporti sessuali e tra le vittime ci sono infermiere, babysitter, commesse, tutte tra i venti e i trent'anni. A loro si aggiungono tre uomini infettati da donne diventate sieropositive a causa del sesso con lui, e un bambino nato da una sua ex partner oggi sieropositiva. Il piccolo ha contratto il virus dalla madre durante il parto e ora è affetto da hiv e encefalopatia. A questi si sommano una ventina di donne scampate all'infezione, tra le quali una che era incinta al momento dei rapporti sessuali con Talluto, e tre uomini che non hanno contratto il virus pur avendo avuto rapporti 'a tre' con lui e le sue partner.

Valentino Talluto è "autore di una strage sociale, causata da una efferata sregolatezza nella quale lui era assolutamente consapevole che con rapporti non protetti avrebbe contagiato le sue partner", sostiene Irma Conti, legale di parte civile, secondo la quale l'imputato ha colpito le sue vittime con "diabolica programmazione, contagiandole e conoscendo benissimo il modo per trasmettere il virus, come evitarlo, e consapevole della sua portata lesiva". Nessuna di loro sapeva quanto rischiava perché a nessuna l'uomo confidava di essere sieropositivo. A tutte chiedeva di non usare il profilattico, per provare maggior piacere durante i rapporti, e tante, lo accontentavano. I fatti presi in esame dalla polizia giudiziaria del tribunale di Roma sono avvenuti tra il 2006, quando l'uomo ha saputo di essere sieropositivo dopo aver fatto un test hiv, e il 2015.

L'indagine è partita dalla denuncia di una delle vittime, che dopo aver sentito da alcuni amici in comune che l'uomo era sieropositivo, lo ha incalzato chiedendo di sapere la verità. Lui negava e quando lei, dopo essersi sottoposta al test, ha scoperto di essere sieropositiva, lo ha denunciato. Era l'inizio del 2015: di lì è nata l'inchiesta della procura di Roma, che ha portato all'arresto di Talluto il 24 novembre del 2015. La sera prima, il 23 novembre, Valentino ha avuto l'ultimo rapporto non protetto con una delle sue partner, conosciute in chat: era a conoscenza di essere sotto indagine per il contagio da hiv fin dal marzo 2015, e in aprile era stato sentito dagli inquirenti, accompagnato dal suo avvocato. Ma lui, facendo finta di nulla, come era abituato da dieci anni, aveva continuato a fare del male alle persone che gli erano vicine.

Scritto da 
  • Alessandra Lemme
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