Mercoledì 06 Settembre 2017 - 17:30

Vaccini, Salvini sta con Zaia: "Battaglia contro obbligo sovietico"

La difesa dopo lo scontro tra il governatore del Veneto e la ministra Lorenzin

Vaccini, Salvini sta con Zaia: "Battaglia contro obbligo sovietico"

La battaglia di Luca Zaia in Veneto è una "battaglia di libertà, di cura e di salute pubblica fondata sulla cultura e non sull'imposizione e l'obbligo di tipo sovietici". Così Matteo Salvini, durante una conferenza stampa alla Camera, difende il governatore dopo lo scontro con la ministra Lorenzin sulla moratoria al decreto vaccini, ricordando che nella regione 93 bambini su 100 sono vaccinati senza ulteriori obblighi ma con una organizzazione "moderna". "Io ho due figli e li ho vaccinati, ma sono per la libertà di scelta - ha spiegato -  dieci vaccini non esistono in alcun paese europeo, in quindici paesi europei non esiste nemmeno un vaccino obbligatorio. Non vorrei che l'Italia fosse stata scelta come cavia nel nome del business delle case farmaceutiche".

Poi su Facebook è lo stesso presidente della Regione a prendere la parola. "Voglio rispondere qui ad alcune vostre critiche o domande in merito alla posizione del Veneto sui vaccini. Il Veneto è contro i vaccini? No e poi no. Difendiamo il modello veneto che dal 2007 non ha l'obbligo vaccinale, ma punta sull'informazione capillare delle famiglie ottenendo una copertura vaccinale superiore alla media italiana. Il Veneto con le sue scelte di condivisione e non di coercizione, è più favorevole ai vaccini di tante altre Regioni perché l'informazione e la condivisione aumentano le adesioni, l'obbligatorietà le farà calare. Non siamo untori, siamo amministratori attenti al miglior modo per raggiungere il risultato, e la copertura garantita in Veneto dimostra che lo si raggiunge non con la coercizione, ma con l'informazione e la collaborazione con i genitori". 

A chi rivolge la domanda perché il Veneto è contro la legge Lorenzin, Zaia risponde: "Stabilendo una moratoria dal 2019, il Veneto applica la Legge alla lettera, dato che essa impone all'articolo 3 la decorrenza dell'obbligo tra 2 anni e non da oggi. Perciò non ci mettiamo contro la legge, non abbiamo fatto altro che leggerla bene ed attuarla".

Sulla affermazione "un bambino non vaccinabile rischia la vita se in classe con bambini non vaccinati", il governatore dice: "Chi lo dice ignora la delibera regionale veneta del 2016, che prevede che un bimbo non vaccinato possa essere inserito solamente in una classe dove sia garantita la copertura 'di gregge', pari al 95% di vaccinati. In caso contrario, il bambino verrà automaticamente assegnato a una classe o a un altro istituto dove la copertura di gregge sia garantita. E' la Regione stessa, grazie alla sua Anagrafe Vaccinale Informatizzata (unica in Italia), a comunicare ai prèsidi le informazioni relative agli alunni vaccinati o meno, per garantire ai non vaccinabili la sicurezza nella frequenza scolastica".

Per Zaia, inoltre, il Governo non può commissariare il Veneto. "Non avrebbe senso poi commissariare la Sanità migliore d'Italia a detta dello stesso Governo. Vadano a commissariare Regioni dove le informazioni sulle coperture vaccinali sono scritte su carta da formaggio, perdonatemi il termine".

In merito alla dichiarazione "senza obbligo vaccinale rischiamo l'epidemia", infine, il governatore spiega che "in Veneto l'obbligo non c'è da 10 anni, ed abbiamo dati superiori a regioni in cui c'è da sempre. Nessuna epidemia è in atto, peraltro. Questo grazie a massicce campagne informative nelle Ulss, nei corsi preparto, nei distretti. Ogni obbligo o imposizione porta abbandono e dubbi anche nelle famiglie che prima avrebbero portato i figli a vaccinarsi senza farsi tante domande. E l'obbligo porta ad ingrossare la schiera dei no-vax, movimento di pensiero che si sta sottovalutando".

 

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